Papa: “La Chiesa come una madre indica il cammino della vita cristiana”

Papa Francesco in Piazza San Pietro (Getty images)

Un Papa che con grande entusiasmo accoglie i suoi fedeli ogni mercoledì in Piazza San Pietro a Roma per l’udienza generale: oggi, erano oltre 80 mila le persone che hanno sfidato il maltempo per salutare Papa Francesco.

Il Santo Padre è arrivato come consuetudine sulla sua jeep scoperta, attraversando la piazza per abbracciare folla che ha acclamato il papa con un “Francesco Francesco” ai cui ha fatto eco un pellegrino che ha urlato “Sei un papa coraggioso, grazie”.
Stando quanto riporta Vatican Inseder del La Stampa.it, Papa Francesco avrebbe dedicato circa un’ora ai fedeli, fermandosi un centinaio di volte per baciare bambini e ricevere i piccoli doni come magliette e cappellini che gli venivano tesi dalle persone.

CHIESA MADRE
Nel corso dell’udienza, il Papa ha proseguito le catechesi sulla Chiesa nell'”Anno della fede” e proponendo una riflessione sulla natura della Chiesa, ha evidenziato il ruolo di “Chiesa madre” come madre nella fede, nella vita soprannaturale (cfr. Cost. dogm. Lumen gentium, 6.14.15.41.42).

“E’ una delle immagini più usate dai Padri della Chiesa nei primi secoli e penso possa essere utile anche per noi. Per me è l’immagine più bella della Chiesa: la Chiesa è madre”, esordisce Papa Francesco.

“Anzitutto una mamma genera la vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Così è la Chiesa: ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. La Chiesa e la Vergine Maria sono mamme ambedue, e quello che si può dire della Chiesa si può dire anche della Madonna, e quello che si può dire della Madonna, si può dire della Chiesa”, spiega il Papa.

Ma sebbene l’atto di fede sia un atto personale “io credo”, in quanto “io personalmente rispondo a Dio che si fa conoscere e vuole entrare in amicizia con me”, il Papa ha evidenziato anche il fatto che “la fede io la ricevo dagli altri, in una famiglia, in una comunità che mi insegna a dire io credo, noi crediamo“.

“Un cristiano non è un’isola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Quello è il momento in cui ci fa nascere come figli di Dio, il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre”, sottolinea il Santo Padre.

“Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, dà loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. E in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i sacramenti”, prosegue Papa Francesco che poi definisce il far parte della Chiesa “un legame vitale come quello che si ha con la propria mamma, perché la Chiesa è davvero la mamma dei cristiani”.

L’essere cristiani non è dunque un atto formale come si attua nella società. Pertanto, il Papa interpella i fedeli a chiedersi “che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto è formale o è vitale?”.

In conclusione, il Santo Padre ha invitato ad amare la Chiesa “come si ama la propria mamma, sapendo comprendere anche i suoi difetti? Tutti hanno i difetti, ma quando si parla dei difetti, si coprono! La aiutiamo a essere più bella, più autentica?”.
In tal senso il Papa ha chiamato i fedeli a diffondere questo legame: “Tutti siamo chiamati a collaborare alla nascita alla fede di nuovi cristiani, tutti siamo chiamati ad essere educatori nella fede, ad annunciare il Vangelo”.

LETTERA A REPUBBLICA
Una riflessione che richiama la lettera inviata ieri al quotidiano La Repubblica nella quale il Papa rispondendo alle domande su fede e laicità che gli aveva posto Eugenio Scalfari, ha evidenziato come il nodo della questione non sia tanto non credere e non cercare la fede quanto “la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”.

Alla domanda “se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”, posta da Scalfari il Papa ha spiegato che “la cosa fondamentale è che la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito”.
Ascoltare la propria coscienza significa “decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.
In merito alla fede, “io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità assoluta, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!”.

Ed è forse quella relazione “materna” di cui il Papa ha parlato oggi, quella relazione che non nasce dal pensiero dell’uomo ma bensì che prosegue e va oltre all’esistenza umana.

Redazione