Corte Ue: Italia vince causa sull’uso dell’italiano nei bandi europei

Bandiere europee davanti alla sede della Commissione Ue a Bruxelles (Getty Images)

Il Tribunale della Corte di giustizia europea con sede a Lussemburgo ha dato finalmente ragione all’Italia annullando alcuni bandi di concorso per posti di lavoro nelle istituzioni Ue perché scritti, nelle versioni integrali, solo in inglese, francese e tedesco.

Una “diversità di trattamento” vietata dalla Carta dei diritti fondamentali. E’ quanto avrebbe sancito la Corte di Giustizia Europea.
Tuttavia, il Tribunale, ha sottolineato che i bandi resteranno validi in applicazione del principio del “legittimo affidamento” dei candidati prescelti.

Ma con la sentenza di oggi, la Corte di Lussmeburgo avrebbe dato delle indicazioni precise alla Commissione Ue sulla necessità di pubblicare i bandi integralmente in tutte le lingue ufficiali dell’Ue.

Nel ricorso, l’Italia aveva chiesto l’annullamento dei bandi di concorso generale per la formazione di una graduatoria di assunzione tesa al reclutamento di 30 posti di amministratore e a 20 posti di amministratore principale nel settore della lotta antifrode, in quanto pubblicati nelle sole edizioni in lingua inglese, francese e tedesca nella Gazzetta ufficiale dell’Ue (GUUE).

Oggi il Tribunale UE ha annullato tutti i bandi oggetto dei ricorsi, riconoscendo che “la pubblicazione nella GUUE in tutte le lingue, lo stesso giorno, di un avviso sintetico contenente un certo numero di informazioni relative ai concorsi, ha posto rimedio all’omessa pubblicazione integrale in tutte le lingue ufficiali”.

Nella sentenza, il Tribunale ha riconosciuto la discriminazione denunciata dall’Italia evidenziando che un cittadino dell’Unione europea “è svantaggiato rispetto a un candidato la cui lingua materna è una delle tre lingue nelle quali i bandi di concorso controversi sono stati pubblicati integralmente”.
Uno svantaggio considerato “sotto il profilo sia della corretta comprensione di tali bandi sia del termine per preparare ed inviare una candidatura”. Inoltre, tale svantaggio deriverebbe dalla “conseguenza della diversità di trattamento a motivo della lingua”.
Infine, il Tribunale ha rivelato che i bandi di concorso controversi “non contenevano alcuna motivazione che giustifichi la scelta, come seconda lingua per le prove dei concorsi, fra le tre lingue in questione”.

Redazione