Sequestrati quattro delfini allo storico acquario di Rimini

Storico Delfinario di Rimini (screenshot youtube)

Quattro delfini della specie tursiopi di nome Chico, Speedy, Luna e Rocco sono stati sequestrati ieri sera al Delfinario di Rimini dal Corpo Forestale dello Stato a seguito di un provvedimento emesso dal pm Marino Cerioni per “maltrattamento nei confronti degli animali”.

Il sequestro segue un controllo effettuato il 12 agosto in cui erano state rilevate diverse violazioni sia della legge 73 del 2005, che riguarda le regole per la custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici, sia del decreto ministeriale del 2001, in merito al mantenimento dei delfini in cattività.

Inoltre, lo scorso 2 settembre il Cites aveva inviato una comunicazione di reato di violazione della Convenzione di Washington relativa al commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione che riguardava inoltre la dimensione delle vasche in cui vivevano i delfini. La famiglia Fornari proprietaria della struttura, fondata nel 1964 ed entrata in funzione nel 1967, aveva tuttavia più volte avanzato delle richieste al Comune di Rimini per l’ampliamento delle vasche, indispensabile con l’entrata in vigore delle nuove leggi in materia.

Un provvedimento sul quale il legale rappresentante del Delfinario, Massimiliano Bacillieri ha annunciato di presentare un ricorso al Tribunale del Riesame in quanto, secondo la difesa, “il provvedimento del pm non è basato su alcuna perizia e intendiamo impugnarlo. Gli animali non sono mai stati maltrattati qui, in questa struttura, anzi sono sempre stati trattati con la massima cura. Ciò che veramente mette a rischio la loro salute è questo sequestro”.
Il legale ha evidenziato che ora il vero rischio per gli animali saranno le modalità di trasporto dei delfini: “Per muoverli hanno prelevato l’acqua dal mare, quando a Rimini le acque non sono per nulla salubri. Ci era stato assicurato che avremmo avuto il tempo di trovare una sistemazione adatta ai delfini. E noi la prossima settimana li avremmo portati all’acquario di Genova, a spese nostre. Invece è stato deciso di portarli via adesso”, afferma il legale.

Come riporta il Fattoquotdiano.it, la Procura, il corpo forestale dello stato e le associazioni Enpa, Marevivo e Lav, sostengono che vi siano le condizioni per il sequestro in base alla denuncia di Cites che aveva contestato alla gestione diverse mancanze: tra queste, la mancanza di “ripari dal sole e dalla vista del pubblico, un sistema di raffreddamento e di pulizia adeguata dell’acqua, un idoneo programma di trattamenti medico veterinari” ma anche l’assenza “di adeguate vasche per il trattamento medico veterinario degli animali, per la quarantena e per le femmine in gravidanza o allattamento”.
Inoltre, gli ispettori del Corpo forestale nel sopralluogo di agosto hanno riscontrato che la somministrazione agli animali “di tranquillanti per inibire i problemi di aggressione intraspecifica e di cure ormonali, anche in questo caso in modo continuativo e prolungato per non far esprimere i comportamenti legati alla maturità sessuale e impedire la riproduzione in consanguineità”.

Il sopralluogo di agosto si era concluso con una sanzione di 18.000 euro, sebbene l’avvocato Bacillieri sostenga che “la multa era di 6.000 euro, e dovuta unicamente alle dimensioni del delfinario”.
“Cinquant’anni di carriera onorata e in 15 giorni ce l’hanno spazzata via. Vergogna, c’è una città che mi sostiene”, avrebbe commentato Nemmo Fornari.
Ma il legale della struttura va ben oltre ed accuserebbe l’onorevole Michela Vittoria Brambilla: “E’ lei che ha fatto pressioni perché vuole che tutte le strutture di questo tipo siano chiuse, nonostante ci sia una norma a regolamentarle”.

“Questa è un’azienda italiana che funziona. Così se ne vanno 20 lavoratori e quasi cento tra artigiani e piccoli imprenditori dell’indotto” hanno evidenziato una decina di persone che questa mattina si è radunata davanti ai cancelli della struttura per salutare i delfini.

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, da parte sua, ha dichiarato in una nota che “la vicenda relativa al provvedimento giudiziario che ha per oggetto i 4 delfini on può che essere letta come una pagina triste per la nostra città”.
In merito alle vicende burocratiche, il primo cittadino ha sottolineato che “la competenza del Delfinario è demaniale e non comunale. Ho incontrato ieri il direttore dell’Agenzia del Demanio per l’acquisizione del Lungomare, un tassello fondamentale per la gestione diretta di una parte strategica della nostra cartolina balneare e per la riqualificazione urbana di una parte pregiata della città. Un incontro dal quale è emersa la possibilità concreta e a breve termine (autunno 2013) di potere contare finalmente e formalmente sulla proprietà di un’area strategica di Rimini, consentendo quindi di attuare i progetti di riqualificazione”.

Redazione