Lettera di Benedetto XVI a Odifreddi: “Matematica non considera: libertà, amore e male”

Papa Benedetto XVI (Getty Images)

La corrispondenza epistolare papalina avviata da Papa Francesco sul quotidiano La Repubblica sta creando un vero e proprio confronto filosofico tra scienziati, pensatori e teologi.
Infatti, dopo la lettera inviata da Papa Bergoglio in risposta alle domande del fondatore Eugenio Scalfari sulle ragioni per una fede cattolica, interviene anche il Papa emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, che in una lunga lettera, di 11 pagine, risponde ai dubbi e alle critiche del prof. Piergiorgio Odifreddie nella quale il papa emerito affronta tematiche quali la “La fede, la scienza, il male”.

La corrispondenza avviata da Ratzinger si riferisce a quanto “il matematico impertinente” ha scritto in un libro intitolato “Caro Papa ti scrivo” edito da Mondadori nel 2011, e nel quale Odifreddi s’ispirò alla lettura del saggio di Joseph Ratzinger “Introduzione al Cristianesimo”.

Come riporta Radio Vaticana, la lettera di Papa Ratzinger è stata inviata prima a Odifreddi il 3 settembre scorso ed è stata poi pubblicata oggi parzialmente da Repubblica.

“Illustrissimo Signor Professore, la mia critica al suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la franchezza. Solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch’io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che lei, attraverso il suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze. Con cordiali saluti e ogni buon auspicio per il suo lavoro”.

In merito ai concetti affrontati nella lettera, Benedetto XVI concorda con Odifreddi sul fatto che la matematica sia la sola scienza nel senso più stretto della parola.
Tuttavia il Papa emerito chiede al matematico di riconoscere che la teologia ha prodotto risultati notevoli “nell’ambito storico e in quello del pensiero filosofico”.
In tal senso, la teologia assume una funzione importante che “mantiene la religione legata alla ragione e la ragione alla religione”, tenuto conto che “esistono patologie della religione e – non meno pericolose – patologie della ragione”.
“Se non è lecito tacere sul male della Chiesa non si deve però tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli. E’ vero anche che oggi la fede spinge molte persone all’amore disinteressato, al servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia”.

Tuttavia tra i punti più discussi tra i due pensatori c’è quello della figura di Gesù: “Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del suo rango scientifico.Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po’ più competente da un punto di vista storico”, scrive il Papa emerito.
Altro tema, quello di Dio: “Se Lei, però, vuole sostituire Dio con La Natura, resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla. Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell’epoca moderna”.

Ma Papa Benedetto XVI affronta anche questioni delicate e tragiche come l’abuso di minorenni da parte di sacerdoti: “Posso prenderne atto solo con profonda costernazione” sottolinea Ratzinger che tiene ad evidenziare che non ha “mai ha cercato di mascherare queste cose”.
In base a ciò Ratzinger spiega che se “il potere del male penetra fino al tal punto nel mondo interiore della fede”, non dovrebbe in ogni caso portare “a presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del cattolicesimo”.
Sebbene, scrive il papa emerito questo non sia “motivo conforto” sapere che “la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili”.

Redazione