Russia, Greenpeace: 30 attivisti, tra cui un italiano, rischiano 15 anni di carcere

Proteste a Jakarta a favore degli attivisti Greenpeace (Getty images)

Pugno duro da parte del Governo russo nei confronti dell’organizzazione non governativa Greenpeace.
Infatti, precipitano i risvolti dell’ultima azione pacifista dei militanti ambientalisti sferzata giovedì scorso contro i progetti di sfruttamento petrolifero di Gazprom nell’Artico.

Vladimir Markin, il portavoce del comitato investigativo russo ha annunciato che è stata aperta un’inchiesta per pirateria contro i militanti di Greenpeace, tra questi anche un italiano, che hanno assaltato la piattaforma petrolifera.
Stando a quanto rivelano le agenzie, Markin ha affermato che i militanti saranno perseguiti “indipendentemente dalla loro nazionalità”.

ARTIC SUNRISE
Nell’ambito delle operazioni di protesta pacifista, la nave madre rompighiaccio di Greenpeace, l’Artic Sunrise fu bloccata da una squadra speciale della guardia costiera russa, intervenuta con forza, sparando colpi di arma da fuoco in area. La nave è stata sequestrata dalle guardie di confine russe in acque internazionali. Nello stesso tempo, le autorità hanno poi fermato i due attivisti che erano riusciti a scalare la piattaforma.
La nave di Greenpeace è arrivata oggi al porto di Murmansk, nel nordovest della Russia, dove i trenta ambientalisti che sono a bordo potrebbero finire sotto processo.
Stando a quanto riporta La Stampa, i militanti, per il reato di pirateria, rischianano una pena fino a 15 anni di carcere.

UN ITALIANO TRA GLI ATTIVISTI BLOCCATI
Tra i militanti fermati in Russia c’è anche l’italiano originario di Napoli Cristian D’Alessandro di 31 anni: “Sogna un mondo migliore: mio figlio e ha deciso di partire per far sapere al mondo che in Russia stanno distruggendo la calotta artica con le trivellazioni. Ho saputo da un tweet di un altro attivista che erano in pericolo, vivo nel terrore. Ho fiducia nel Ministro Bonino e sono sicura che si sta muovendo per risolvere la situazione Greenpeace”, ha commentato la madre del ragazzo, Raffaella Ruggero.

Sono ore decisive, per i 30 attivisti di Greenpeace presi in ostaggio dalle autorità.

“Non abbiamo nessuna notizia degli ostaggi. Le possibili accuse da parte della Russia potrebbero essere di terrorismo o di pirateria, atto aggressivo fatto per interessi personali e su mezzi navali, ma non è il nostro caso. Per il momento ci troviamo in un limbo giuridico, non abbiamo nessuna accusa ma nessuna libertà dal momento che le autorità negano qualsiasi forma di tutela verso gli attivisti”, ha detto il direttore delle Campagne Greenpeace Italia Alessandro Giannì.

Da parte sua Stefan Kirchner, l’esperto di diritto internazionale convocato da Greenpeace ha detto che “le azioni della Russia in materia di Arctic Sunrise sono incompatibili con il diritto internazionale e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari e, eventualmente, di altri trattati internazionali”.
“Sospettiamo che il paese di Putin – prosegue Kirchner- abbia violato i diritti umani dei membri dell’equipaggio, nonché i diritti dello Stato di bandiera (Olanda) e di rispettivi Stati membri dell’equipaggio. Al fine di rispettare il diritto internazionale, la Russia deve garantire il rapido rilascio della nave e del suo equipaggio”.

SOSTEGNO AGLI ATTIVISTI
Intanto però si è creata una catena di solidarietà tra ong ambietaliste a sostegno dei militanti.
Come riporta Tmnews, ieri oltre 40 organizzazioni ambientaliste hanno scritto al presidente russo Vladimir Putin chiedendogli di lasciar andare il rompighiaccio di Greenpeace e il suo equipaggio.
Stando quanto ha reso noto il World Wildlife Fund viene sottolineato che gli attivisti hanno “agito pacificamente” .
Greenpeace ha denunciato che la nave è stata sequestrata da una squadra d’assalto intervenuta in elicottero e che gli attivisti sono stati tenuti sotto la minaccia della armi.

Redazione