Dimissioni Pdl, tensioni nel partito. Cicchitto: dirigenti da ‘estrema destra’. Alfano: ‘Sarò diversamente berlusconiano’

La delegazione di centrodestra. Da sinistra: Brunetta, Maroni, Alfano e Schifani (Foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Le dimissioni dei ministri e parlamentari del Pdl volute da Silvio Berlusconi, non solo hanno aperto di fatto una crisi nel governo di larghe intese, ma scatenato anche un vero e proprio terremoto all’interno del partito di Berlusconi, con polemiche e prese di distanze da parte di molti esponenti, tra cui lo stesso segretario Angelino Alfano. La decisione della rottura sarebbe stata presa da Berlusconi con il consiglio dei cosiddetti falchi, Denis Verdini e Daniela Santanchè, senza un dibattito all’interno del partito e senza nemmeno consultare il segretario Alfano. Una decisione che ha mandato su tutte le furie diversi membri del Pdl e tutti i cinque ministri che fanno parte del governo Letta e che hanno accettato la decisione delle dimissioni, ma hanno manifestato la loro contrarietà.

Duro l’intervento di Fabrizio Cicchitto che ha detto: “Berlusconi avrebbe bisogno di un partito serio, radicato sul territorio, democratico nella sua vita interna, un partito di massa, dei moderati, dei garantisti, dei riformisti e non un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra dall’inaccettabile tonalità anche nel confronto con gli avversari politici che non dobbiamo imitare nelle loro espressioni peggiori”. Anche Angelino Alfano ha detto che nel Pdl “non possono prevalere posizioni estremistiche”, aggiungendo che “se sono questi i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha detto di accettare le dimissioni, ma allo stesso tempo di non condividere la linea della nuova Forza Italia che “spinge verso una destra radicale“, e alla quale, ha annunciato, non aderirà. “Accetto senza indugio la richiesta di dimissioni fatta durante un pranzo a cui non partecipavano né i presidenti dei gruppi parlamentari, né il segretario del partito, per coerenza politica nei confronti di chi mi ha indicato come Ministro di questo Governo – ha spiegato il ministro -. Continuerò ad esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centrodestra, ma non in questa Forza Italia“.

Anche il Ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello ha annunciato che non entrerà nella nuova Forza Italia. Intervenendo al Festival del Diritto di Piacenza, il ministro ha detto di non aver ancora rassegnato le sue dimissioni da ministro: “Non ho fatto in tempo, quando rientro”, ha spiegato, aggiungendo però che se le dimissioni di ministri e parlamentari di un partito vengono decise “in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò”. “Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto – ha affermato Quagliariello – e mi dedicherò, magari”, a creare il “Napoli Club del Salario”.

Duro anche l’intervento del ministro delle Infrastrutture del Pdl Maurizio Lupi che ha detto: “Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti“. Lupi vede ancora qualche spiraglio per la tenuta del governo e in un’intervista al Corriere della Sera, dice: “Abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma“. Secondo il ministro, che pure ha firmato le dimissioni che gli ha chiesto Berlusconi, è “giusto e doveroso dire che la strada che abbiamo imboccata è sbagliata”. “Siamo stati nominati dal presidente Berlusconi in un governo politico per un momento eccezionale e se il nostro leader ci chiede di dimetterci, serietà ci impone di farlo”, tuttavia è una strada sbagliata, spiega Lupi, “perché così non si fa il bene del Paese. Proprio perché siamo leali e non fedeli al presidente Berlusconi, alla sua storia, ai suoi ideali e valori, dobbiamo denunciare con forza i rischi che stiamo correndo. In questo momento stiamo rilanciando Forza Italia: un partito nato perché voleva bene al suo Paese, perché voleva aprirsi alla società civile e mettere l’interesse della nazione davanti a tutto“. Ma secondo Maurizio Lupi c’è il rischio che “Forza Italia diventi un partito estremista, che urla, strepita, insulta le istituzioni e mette in secondo piano il bene del Paese“.

Nel frattempo, Silvio Berlusconi ha convocato per questo pomeriggio alle 17 a Montecitorio, l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari di Pdl-Fi. Sarò presente lo stesso Berlusconi insieme ai capigruppo alla Camera e al Senato Renato Brunetta e Remato Schifani.

Redazione