Cinema – “Il violinista del Diavolo”: intervista a David Garrett

il violinista del diavolo

Il violinista David Garrett, una vera star in Europa, interpreta il leggendario violinista e compositore Niccolò Paganini, chiamato un tempo “Il violinista del Diavolo”. Si diceva che il suo talento fosse così eccezionale da poter essere solo opera del demonio. In questa storia turbolenta sull’amore, sul potere, sull’intrigo e sul fascino della fama, David Garrett unisce il suo debutto di attore alle sue straordinarie prestazioni di virtuoso del violino. Sua è anche la colonna sonora del film scritta insieme a Franck van der Heijden. A completare il cast accanto a David Garrett troviamo Jared Harris, Andrea Deck, Joely Richardson, Christian McKay, Veronica Ferres e infine Helmut Berger. Il film “Il violinista del Diavolo”, per la regia di Bernard Rose, uscirà nelle sale il 27 febbraio. Vi presentiamo un’intervista al musicista e attore David Garrett.

Che cosa la affascina, personalmente, della figura di Niccolò Paganini?

Paganini era un violinista brillante, ma non solo questo. È una leggenda. Con lui ebbe inizio un’era completamente nuova per quanto riguarda il modo in cui percepiamo un artista. Il suo talento eccezionale era attribuito a poteri miracolosi, persino ad un patto con il Diavolo. Il virtuosismo è principalmente il risultato di duro lavoro e disciplina rigorosa. Paganini è una figura molto complessa. Non ha mai messo nulla su carta. Non esistono diari, né alcun altro scritto personale. Ma una gran parte della sua biografia si basa su fatti storici. Sappiamo esattamente dove si è esibito in quale brano, con chi era in contatto, l’effetto che ha avuto sul pubblico, e persino in quali condizioni di salute si trovava. Da quel punto di vista, il film è quanto più possibile vicino alla realtà, ma naturalmente integra le tante leggende che circondano Paganini nella storia, perché fanno parte della sua vita. Ma è praticamente impossibile differenziare la persona di Paganini dalla leggenda di Paganini, anche quando gli eventi si basano su fonti storiche come articoli di giornale dell’epoca o commenti dei contemporanei.

Che cosa era così speciale in Paganini da renderlo diverso dagli altri musicisti della sua epoca?

Paganini fu il primo artista a rendere il violino accettabile come uno strumento da solista nei concerti. A quell’epoca, c’erano molti concerti di musica da camera, ma il violino, il piano o altri strumenti non avevano ancora una presenza in un’orchestra. Paganini ebbe in questo ambito un effetto rivoluzionario: improvvisamente c’è qualcuno che scrive composizioni per il violino che sono letteralmente mozzafiato, perché il pubblico non riesce a percepire visivamente quello che sta ascoltando. Le sue composizioni forsennate, unite al ritmo al quale le presentava, o si potrebbe dire “interpretava”, portarono il violino e l’artista alle luci della ribalta. Il fatto che Paganini abbia messo il violino e l’artista in questa posizione di rilievo non fu sempre accettato dai critici… Paganini ha liberato il violino, cosa che ha alienato molti dei suoi contemporanei, perché distruggeva naturalmente i formati musicali consueti. Molti critici dell’epoca erano sospettosi delle sue abilità. E così l’immagine del “violinista del Diavolo” non sembra così incongrua. Ma questo non dava fastidio a Paganini. Era abbastanza intelligente da usare l’effetto temibile e affascinante che suscitava.

Eppure Paganini non inventò lui stesso questa immagine del violinista del Diavolo, vero?

No, il termine fu coniato dal pubblico e dai critici in reazione alle sue interpretazioni. Suonava come nessuno aveva mai visto prima. E così per molte persone poteva esserci solo una spiegazione soprannaturale. Nel Secolo XIX, erano in gran voga i romanzi di mistero e orrore. Lo zeitgeist esigeva una “figura dotata di poteri magici”. Paganini certamente giocò con questa immagine, e credo che si divertì anche a farlo. Per esempio, sceglieva volutamente i percorsi più brevi fra un concerto e l’altro, e viaggiava di notte a gran velocità, contribuendo all’impressione di essere dotato di poteri magici. Le persone pensavano che potesse muoversi da un luogo all’altro per magia. In pratica, adottò ogni trucco moderno di “gestione dei media”… piuttosto ingegnoso, direi!

Lei e Paganini non avete in comune solo lo stesso strumento, ma anche una certa fisicità. Quanto assomiglia a Niccolò Paganini con il trucco e il costume?

L’aspetto di Paganini era molto insolito, specialmente per il secolo in cui viveva. Non lasciò nulla al caso. Il suo look era molto eccentrico. Non indossava quello che andava di moda, ma piuttosto inventò un suo stile, creò un personaggio proprio. Si vestiva solo di nero, cosa che ovviamente alimentava le voci sul suo satanismo. Esternamente confermò la sua immagine diabolica, ma deve anche essere stato, considerando l’effetto che aveva, un uomo incredibilmente carismatico.

La relazione fra artista e manager gioca un ruolo importante nel film. Come descriverebbe la relazione fra Paganini e il suo manager, Urbani?

Credo che la relazione fra manager e artista non sia mai solo una relazione di semplice amicizia. Nel film, si tratta di una relazione molto distante, basata su rispetto e paura. Ma credo che i due si ammirassero, a dispetto di tutte le riserve. Il manager nel film è quello che incoraggia Paganini e pensa alla prossima mossa strategica nella sua carriera. D’altro canto, in queste condizioni è impossibile avere una vita privata o una qualche normalità. Inizi a odiare il tuo manager, e quello che fa alla tua vita. D’altra parte sei consapevole che sta facendo qualcosa di essenziale per la tua carriera.

Qual è il ruolo della musica, nel film?

La musica ha lo scopo di sostenere la storia, e viceversa. Si tratta della miglior simbiosi possibile. Il virtuosismo di Paganini con il violino è irresistibile. Puoi mostrarlo in modo meraviglioso con la sua musica, e quando fai un film su un musicista devi vederlo in azione, naturalmente. È un po’ come camminare su una fune, raccontare una storia senza lasciare che la musica la domini. Insomma è un film sulla musica, ma non un video musicale.

Ascolteremo composizioni originali di Paganini, nel film, oppure avete cambiato le cose?

Abbiamo cambiato certe cose. Ma era importante per me che la parte per violino che Paganini scrisse di sua mano restasse nella sua forma originale. Quello che abbiamo cambiato sono stati gli arrangiamenti. Paganini non scelse sempre i migliori arrangiamenti per le sue orchestrazioni. Forse voleva risparmiare. Era sempre al verde, questo è un fatto storico. E visto che avevo mano libera per il film, ho pensato di provare a riscrivere questi arrangiamenti. Ovviamente usando strumenti dell’epoca, in modo estremamente sofisticato. Nel modo in cui Paganini stesso li avrebbe scritti se avesse avuto abbastanza denaro per farlo. E questa è stata una sfida incredibile.

Che cosa ne pensa del modo in cui Paganini trattava le donne?

Paganini, andò a letto con le donne più belle, più ricche e di maggior successo del suo tempo. Era viziato, da questo punto di vista. Per me, era molto importante che Paganini ritenesse Charlotte attraente, ma non si innamorasse immediatamente, bensì solo dopo aver sentito la sua voce e aver riconosciuto il suo talento… qualcosa che non si può comprare od ottenere solo impegnandosi, qualcosa che egli stesso si portava dentro. Questo è ciò che li accomuna, le loro energie artistiche ed erotiche sviluppano una forza emotiva estremamente forte. La musica è per un musicista un linguaggio emotivo.

Silvia Casini