Venezuela: ancora proteste a Caracas. L’opposizione invita i manifestanti a non lasciare le piazze

Proteste a Caracas (Getty images)
Proteste a Caracas (Getty images)

Da ormai due settimane non si placano le proteste in Venezuela dove si sono verificati violente repressioni da parte delle forze dell’ordine.
Il bilancio degli scontri dal 12 febbraio fino a ieri registra 15 morti e 150 i feriti.
E’ quanto hanno reso noto le autorità. Inoltre, come riporta Rainews, la procuratrice generale Luisa Ortega Diaz ha confermato l’arresto di 579 persone tra i quali 45 persone, compresi nove poliziotti e alcuni membri della Guardia nazionale, che restano in custodia.

Ma ancora oggi si prevede una giornata calda: infatti, le proteste contro il presidente Nicolas Maduro e il suo governo continuano nel paese e a Caracas un corteo di sostenitori dell’opposizione si è recato questa mattina all’ambasciata cubana alla quale hanno consegnato una nota intitolata “Comunicato alla dittatura di Cuba”.
Nella nota viene invitato il governo cubano a non interferire nelle vicende interne del Paese: “Non tollereremo più intromissioni che consentano di continuare a controllare i nostri mezzi di comunicazione, stabilendo che cosa possiamo vedere e quando. Non permetteremo che si decidano le nostre operazioni militari né che si indottrinino i nostri figli”.

L’opposizione invita i manifestanti a non abbandonare le piazze con lo slogan “Chi si stanca, perde”. Come riporta Euronews i giovani hanno paura di un futuro incerto e per questo proseguono la loro mobilitazione.

Il paese è diviso in due: per le vie di Caracas sfilano due cortei, quello anti governativo e quello dei sostenitori di Maduro.

Nella capitale ieri gli studenti universitari hanno eretto nuove barricate dietro alle quali chiedono le dimissioni del presidente ritenuto responsabile di violazioni dei diritti umani, repressione degli oppositori e crisi economica.l’aumento del tasso di criminalità, il collasso dell’economia venezuelana e l’inflazione alle stelle dovuti, secondo loro, all’incapacità del presidente.

La tensione è molto alta: infatti se da una parte Maduro deve fronteggiare una grava crisi economica dall’altro il presidente venezuelano denuncia il fatto di essere dinanzi ad un vero e proprio colpo di stato: “Questa non è una protesta. Il Venezuela sta affrontando un colpo di Stato di natura fascista”.

Pertanto il presidente ha convocato ieri una “conferenza di pace” con lo scopo di sottoscrivere “un accordo per rinunciare alla violenza come metodo di azione politica”.
Tuttavia come riporta Rainews, all’iniziativa non hanno preso parte i leader dell’opposizione a cominciare dal governatore dello Stato di Miranda Henrique Capriles che ha fatto sapere ai giornalisti che “presentarmi al palazzo presidenziale di Miraflores in questa situazione di repressione e violazione dei diritti umani”.

L’altro leader dell’opposizione, Lopez resta invece ancora in carcere.

Il dipartimento di Stato americano, tramite la portavoce Jen Psaki ha chiesto a Caracas di dimostrare “una maggiore serietà” nelle sue prese di posizione, che in questo momento “rendono difficile ogni possibilità di dialogo”.

Redazione

LEGGI ANCHE:
Venezuela: clima di tensione e nuove proteste