“Snowpiercer”: recensione

Snowpiercer

Il cinema coreano amplia i confini dell’immaginazione e porta sul grande schermo “Snowpiercer”, il miglior prodotto sci-fi dai tempi di “Matrix”. Così, Joon Ho Bong, il regista di “Memories of murder”, “The Host” e “Mother”, dà vita a un mondo fantastico che pone l’accento, in maniera estrema, sulle conseguenze attuali del degrado ambientale e climatico.

Tratto dal fumetto “Transperceneige”, il film porta in scena un ammasso di ferraglia che si muove come un serpente, trasportando un gruppo di sopravvissuti che si dimenano e lottano in condizioni estreme.

Di fatto, la pellicola rivela la drammatica storia di una rivolta che si consuma velocemente su un treno in corsa fra i ghiacciai, una sorta di arca di Noè popolata dagli ultimi resilienti di una razza umana che si trova ad affrontare una nuova glaciazione. E in questa nuova era, che dura ormai da 17 anni, gli unici a bordo dello Snowpiercer, il famoso treno alimentato da un motore a moto perpetuo, vivono in scompartimenti separati. La sezione di coda assomiglia ai bassifondi dove vivono i più poveri, mentre nella testa del treno si trovano gli eletti dediti ai piaceri, all’alcol e alle droghe.

Sul serpente di ferro, le condizioni sociali sono davvero inique, ma durante il 17° anno di questo infinito viaggio intorno al mondo, Curtis, il giovane leader della sezione di coda, fomenta una rivolta e tenta la presa della locomotiva comandata da Wilford, il guardiano della sala macchine. E in un susseguirsi di colpi di scena il destino gli riserverà delle grandi sorprese…

E grazie a un cast di attori formidabili di calibro internazionale (Chris Evans, Song Kang-ho, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ewan Bremner, Ko Asung, Alison Pill), che danno vita a personaggi diversi, dalle molteplici sfaccettature, il film si circonda di un’aurea piena di fantasy e action, regalando agli spettatori una visione formidabile dal ritmo frenetico che li terrà incollati alla poltrona per tutta la durata della pellicola.

Nessun character è semplicemente abbozzato: anche quelli di contorno sono ben delineati e l’emblema del treno è rappresentato dal personaggio interpretato da Tilda Swinton. Sadica, crudele e caratterizzata da una lucida follia, Mason, infatti, è la portavoce dei valori che regnano sullo Snowpiercer, inculcati da Wilford, supremo creatore di questa “sacra locomotiva”, che costituisce l’unica ancora di salvezza contro l’estinzione del genere umano. Il destino dell’umanità, congelato ormai nell’immobilismo di classe, nell’ipocrisia e nell’ingiustizia, sembra diretto verso il nulla;  l’unica cosa che conta è la sopravvivenza: ma qualcosa sta per cambiare.

In un vorticoso susseguirsi di emozioni e colpi di scena, un gruppo di coraggiosi passeggeri innescheranno una rivoluzione per ribaltare l’ordine prestabilito, riconquistare la propria dignità e purificare con il sacrificio il male ristagnante di questo microcosmo.

Tra riflessioni sociologiche, riferimenti biblici e azione, all’interno di una cornice fantascientifica e distopica, “Snowpiercer” offre ampi spunti sul senso della vita, sulla condizione umana e sulla società contemporanea.

Tanto è vero che la sezione delle prigioni è un luogo cupo, freddo ed inospitale, più che un vagone sembra un vero e proprio obitorio. Qui, Nam Koong Min Soo e sua figlia, Yona, si trovano imprigionati all’interno di loculi claustrofobici, fino al momento in cui Curtis ed i suoi seguaci non li libereranno, perché bisognosi del loro preziosissimo aiuto: sono gli unici in grado di portare avanti il loro piano. Ribelli, imprevedibili e lungimiranti sono due dei protagonisti più amati dal regista: Nam Koong Min Soo è l’unico esperto in sicurezza del treno, e Yona è una sorta di veggente.

Con queste premesse, “Snowpiercer” racconta una rivolta incalzante, una nuova Odissea umana in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico, grazie anche a un sottofondo musicale adrenalinico.

E ora che vi abbiamo sciorinato gli ingredienti segreti del film, non vi resta che godervi lo spettacolo che siamo sicuri vi travolgerà con tutta la sua potenza narrativa.

Silvia Casini