Crisi Crimea: referendum su autonomia anticipato a metà marzo

Corteo di Piloti ucraini nella base militare di Belbek,  nei pressi di  Sebastopoli (Getty images)
Corteo di Piloti ucraini nella base militare di Belbek, nei pressi di Sebastopoli (Getty images)

E’ ancora tensione in Crimea dove per oggi, nelle città dell’est dell’Ucraina sono previste alcune manifestazioni filo russe.

Intanto però alcune basi militari ucraine presenti sul territorio regionale autonomo della Repubblica di Crimea sono state circondate dai militari russi che secondo le notizie ancora frammentarie avrebbero preso il controllo di due basi missilistiche.

Sul fronte del governo regionale, il premier della Crimea, Serghiei Aksenov, come riporta l’Ansa, avrebbe detto ad un quotidiano locale che “non c’è alcuna possibilità di dialogare con Kiev perché non riconosciamo la loro legittimità. Vogliamo un accordo di libero scambio con Mosca e l’indipendenza dall’Ucraina”.
Il premier ha anche annunciato di voler anticipare il referendum sullo status della Crimea nei confronti dell’Ucraina affermando che si svolgerà a metà marzo e non il 30 marzo.

BASI MILITARI– In Crimea la situazione è di stallo attorno alle basi militari ucraine dove a nord di Sebastopoli una base di militari ucraini che non hanno opposto resistenza è stata attaccata dai soldati russi.
Anche sul mare permane un clima di stallo militare dove le navi da guerra russe sono ancora in una sorta di assedio.
Questa mattina, il comando della Marina ucraina in viale Carlo Marx a Simferopoli, capitale della Crimea, è stato circondato da una cinquantina di soldati senza insegne.
Si apprende dall’Ansa, che i militari ucraini si stanno opponendo ad ammainare la bandiera.
Ma secondo alcune fonti del governo ucraino, le forze russe avrebbero preso il controllo parziale di due basi missilistiche in Crimea, tra cui quella di Evpatoria, nell’ovest della Penisola.

DIPLOMAZIA – Una situazione in parte surreale: sullo sfondo di questa specie di inizio di “guerra fredda” la tensione tra Russia e Occidente è ancora molto viva. Infatti, ieri il ministro dell’Economia russo ha annunciato che nel caso di sanzioni da parte degli Usa e dell’UE, la Russia non esiterà ad uscire dalla valuta del dollaro. La notizia è stata poi smentita dal governo.
Tuttavia, la crisi in Ucraina ha mandato in tilt la Borsa e la Russia questa mattina ha venduto moneta straniera per complessivi 11,3 miliardi di dollari per sostenere il rublo, sottoposto a forti pressioni a causa del conflitto in Ucraina. La Banca centrale ha venduto un ammontare record di moneta estera per comprare rubli, con lo scopo di limitarne la svalutazione.

Sul fronte delle relazioni diplomatiche: questa linea di Putin rischia di accentrare l’attenzione di molti paesi in crisi nel medio Oriente.
La posta in gioco in Crimea sono i porti della flotta del Mar Nero che significa la possibilità di accedere al Mar Mediterraneo sottolinea Molinari de La Stampa

Ieri il segretario di Stato Usa John Kerry ha incontrato il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcinov a Kiev e il premier Arseni Iatseniuk. Kerry ha assicurato che gli Usa aiuteranno economicamente l’Ucraina concedendo garanzie sui prestiti per un miliardo di dollari oltre ad aiuto tecnico alla Banca Centrale e la lotta alla corruzione.
Anche l’Unione Europea ha garantito un sostegno economico per regolare il debito di 2 miliardi di dollari per l’acquisto del gas russo.
“I pagamenti delle fatture fa parte del programma di aiuto che sarà adottato domani” ha detto il commissario all’energia Guenther Oettinger.

Nelle ultime ore sono arrivati segnali di distensione con la ripresa del dialogo tra i rappresentanti del governo ad interim ucraino e i loro omologhi russi. Tuttavia, come riferisce l’inviata di Rainews, nella Repubblica autonoma della Crimea è ancora molto forte il messaggio di Vladimir Putin lanciato ieri: il presidente russo, pur escludendo per il momento l’intervento militare, ha ribadito il suo sostegno al precedente governo del presidente deposto Viktor Yanukovich e sottolineano gli osservatori non è un caso che Putin sia tornato a parlare il giorno in cui è stato effettuato il test missilistico intercontinentale pianificato da tempo.

UCRAINA – RUSSIA – Il ministro degli Esteri ucraino, Andrei Deshizia che ha incontrato questa mattina il suo omologo francese Laurent Fabius a Parigi ha ribadito la volontà di trovare una soluzione pacifica alla crisi con la Russia: “Noi vogliamo risolvere pacificamente questa crisi. Non vogliamo combattere i russi. Vogliamo mantenere un buon dialogo, buone relazioni con il popolo russo. Apprezziamo tutti i contatti possibili”.

Ma da Mosca continuano a giungere notizie piuttosto preoccupanti: infatti si apprende dal senatore Andrei Klishas, capo della commissione sulla legislazione costituzionale, che il senato russo sta preparando un progetto di legge con il quale sarò consentito confiscare i beni delle imprese e dei cittadini americani ed europei in caso di sanzioni alla Russia per il suo intervento militare in Crimea.
“Il progetto di legge prevede di dare tali prerogative al presidente e al governo per difendere la nostra sovranità dagli attacchi” ha detto Klishas spiegando che i legali stanno verificando se la confisca degli attivi e dei conti delle aziende e delle persone fisiche è in contrasto con la costituzione russa.
“Ma in ogni caso non dubitiamo che corrisponda alle norme europee, basta ricordare l’esempio di Cipro. Tutte le sanzioni devono essere reciproche”, ha concluso Klishas.

Una linea dura da parte di Mosca confermata dalle posizioni espresse oggi dal ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov che in visita a Madrid ha ribadito che il consenso per l’arrivo di osservatori internazionali in Ucraina deve essere dato non dalla Russia ma dalle parti che li ricevono, compresa l’amministrazione della Crimea: “Non devono chiedere a noi perchè non stiamo parlando del nostro territorio. Dovrebbero chiedere a quelli che sono in carica in Ucraina. Quelli che stanno ora nel parlamento ucraino non controllano l’intero territorio perchè la gente in Crimea e in altre regioni non vogliono riconoscere la legittimità di coloro che sono arrivati al potere con metodi anti costituzionali. Per questa ragione dovrebbero raggiungere accordi con quelli che controllano davvero la situazione. Per la Crimea, sono il Consiglio supremo e il governo”.

Redazione

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