Querelle sui sottosegretari, il ministro Boschi: “No a dimissioni degli indagati”

Il ministro Maria Elena Boschi (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Il ministro Maria Elena Boschi (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Prosegue lo scontro tra maggioranza e opposizione, con in prima linea il Movimento 5 Stelle, riguardo la nomina di alcuni sottosegretari indagati, tutti appartenenti al Partito Democratico; nelle scorse ore, erano arrivate le dimissioni – dopo una serie di pressioni da parte anche e soprattutto di quotidiani di diversa estrazione politica – del sottosegretario Antonio Gentile, esponente calabrese del Nuovo Centrodestra, accusato di aver fatto pressioni per bloccare l’uscita di un giornale locale.

Oggi pomeriggio, Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e dei rapporti col Parlamento, rispondendo in Aula a un’interrogazione del M5S, a firma Nicola Bianchi, riguardo la nomina a sottosegretario di Francesca Barracciu, ha spiegato: “Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari solo sulla base di un avviso di garanzia”. Secondo il giovane ministro del governo Renzi, “l’avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa, non è un’anticipazione di condanna”. La Boschi ha poi concluso: “All’esito del procedimento il governo valuterà se chiedere le dimissioni del sottosegretario”.

La polemica non riguarda solo Francesca Barracciu, peraltro vincitrice delle primarie in Sardegna ed estromessa dal Partito Democratico per la medesima inchiesta sui rimborsi spese in consiglio regionale, ma anche Umberto Del Basso de Caro e Vito De Filippo, indagati nell’ambito delle ‘Rimborsopoli’ campana e lucana, oltre a Filippo Bubbico, indagato per abuso d’ufficio. Il caso intanto divide il Partito Democratico, con Stefano Fassina e Gianni Cuperlo che difendono i sottosegretari indagati.

Per Fassina, sul caso Gentile “pesava un fatto politico grave che riguardava la libertà di stampa”, mentre Cuperlo ribadisce che la sinistra deve “recuperare la sua cultura garantista”. All’attacco dei quattro indagati, invece, va Pippo Civati: “Sarà Renzi a spiegare che differenza c’è tra Gentile e i sottosegretari del Pd. Le posizioni e le accuse non sono identiche, non c’è dubbio, ma sarà il premier a dover spiegare e a metterci la faccia”. Anche Rosy Bindi non fa sconti e spiega come nel Pd siano stati “usati due pesi e due misure: per alcuni reati c’è chi non è stato candidato, e chi invece siede al governo”.

Redazione online