Regione Lombardia: indagine della Procura su promozione della giunta Maroni di alcuni dirigenti

Roberto Maroni (Getty Images)
Roberto Maroni (Getty Images)

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta su una delibera con oggetto ” riorganizzazione della Regione” ritenuta “sospetta” che fu approvata dalla giunta di Roberto Maroni, il 29 aprile del 2013 e che riguardava la promozione di alcuni dirigenti regionali in servizio in Regione Lombardia.

Tuttavia come ha denunciato il Movimento Cinque Stelle, il concorso al quale avevano partecipato questi dirigenti era stato annullato sia dal Tar nel 2009 che dal Consiglio di Stato, per omessa pubblicazione del bando nella gazzetta Ufficiale.
Ma non solo: il documento in questione di 91 pagine che reca i nomi dei dirigenti con i loro relativi incarichi sarebbe contestato anche in base al blocco delle retribuzioni pubbliche previsto dalla legge fino a tutto il 2014.

Infatti, come riporta la Repubblica.it, emerge che dalla promozione, cinque dirigenti su nove che avrebbero ricevuto degli aumenti erano compresi nella lista di 31 che furono assunti attraverso il famoso concorso bloccato dal Tar.
Ma gli incarichi furono confermati dalla giunta di Formigoni anche se il ministero della Giustizia avesse invitato il governo Berlusconi a sollevare la questione davanti alla Consulta.

L’indagine che è stata aperta contro ignoti dai pm Grazia Colacicco e Giovanni Polizzi, coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, ipotizza il reato di abuso di ufficio e danni erariali. Si apprende che la guardia di finanza ha già acquisito la documentazione.

L’indagine scaturisce da due esposti e da una denuncia per danno erariale, stimato in 62mila euro annui, presentata alla procura della Corte dei conti lo scorso 24 febbraio dal funzionario Enrico De Alessandri e da due esponenti del Movimento Cinque Stelle, il senatore Vito Crimi e la consigliera regionale Silvana Carcano.
Infatti, De Alessandri che è stato direttore del centro emoderivati sospeso nel 2009 dalla Regione, allora governata da Roberto Formigoni, per aver pubblicato un libro-denuncia sullo strapotere di Comunione e Liberazione. Decisione poi giudicata illegittima dalla Corte d’appello nel 2013.

Alla delibera si era opposta l’assessore regionale alla Famiglia, Maria Cristina Cantù, anche lei della Lega.

Sulla questione Maroni ha dichiarato di non voler rilasciare nessun commento, mentre la Regione in una nota precisa che la delibera in questione “è del tutto legittima” in quanto “le modifiche retributive individuali sono conseguenti al conferimento di un nuovo incarico e sono avvenute solo in presenza di significative modifiche organizzative, così come consentito dalla legge vigente”.

Redazione