Schettino, quei decessi furono sua responsabilità

Francesco Schettino (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Francesco Schettino (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Nel momento in cui Francesco Schettino “lasciava definitivamente la Concordia”, la situazione era tale “da rendere impossibile, o comunque difficile”, per i passeggeri ancora a bordo “trovare la salvezza”: lo si legge nelle motivazioni della sentenza per il processo per il naufragio della Costa Concordia, che ha visto il comandante della nave da crociera condannato a sedici anni di reclusione in primo grado. Il rovescio della medaglia è che comunque Schettino salì “sulla scialuppa per abbandonare la nave” consapevole che “c’erano altre persone a bordo della nave”.

Inoltre il comandante lasciò la nave “per mettersi in salvo con la precisa intenzione di non risalirvi”. Gravi le responsabilità di Schettino, poiché – scrivono i giudici di Grosseto – Schettino salì “sulla scialuppa per abbandonare la nave” consapevole che “c’erano altre persone a bordo della nave”.. Inoltre, parlando con l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco, Schettino “improvvisava, raccontando un film che scorreva solo nella sua immaginazione”, trattando lo stesso De Falco “alla stregua di un duellante nell’Imprò”.

“Quelle menzogne risultano oltraggiose nei confronti delle centinaia di persone rimaste intrappolate” e, si legge nelle motivazioni, ancor più verso “coloro non ce l’avrebbero fatta”. I giudici hanno così calcolato i 16 anni comminati a Schettino: 5 anni per naufragio colposo, 10 anni per omicidio colposo, un anno per abbandono di incapaci e un mese per le mancate comunicazioni.

GM