Roberto Baggio: ”Il mio calcio di gioie e dolori. E se giocassi oggi…”

Roberto Baggio (Photo by ChinaFotoPress/ChinaFotoPress via Getty Images)
Roberto Baggio (Photo by ChinaFotoPress/ChinaFotoPress via Getty Images)

Roberto Baggio è stato certamente uno dei migliori giocatori che il calcio italiano abbia mai avuto. Peccato solo che la sua carriera sia stata costellata da tanti infortuni gravissimi, già da inizio carriera, che lo hanno certamente limitato. Anche se la sua carriera parla da sola e le sue giocate sono ricordate ancora oggi. L’ex numero 10 di Juve, Inter, Milan, tra le altre, ha concesso un’intervista al Corriere dello Sport dove ha ripercorso la sua lunga carriera, per poi spaziare sul calcio di oggi e anche sul suo incarico in FIGC, abbandonato poi dopo essersi reso conto che sarebbe stato difficile cambiare qualcosa. Queste alcune delle sue parole: ”Quando mi ritirai dissi ”Finalmente”, ma era riferito a tutto il dolore fisico, una vera tortura, che ha accompagnato la mia vita di calciatore. Una sofferenza che, negli ultimi anni, si era fatta davvero insopportabile. Quando giocavo nel Brescia io, finita la partita, per due giorni faticavo a camminare. Quando tornavo a casa non riuscivo a scendere dall’auto, dovevo prima far uscire una gamba, appoggiarmi alla portiera e poi tirarmi su. E la domenica successiva giocavo. Imbottito di Aulin, ma giocavo. Fu una liberazione il ritiro? Sì, ma non solo dal punto di vista fisico. Anche da quello personale, direi morale. Avevo dato tutto, e anche di più. Può sembrare paradossale, ma, in quel momento, mi sentivo felice e realizzato. Di più non potevo fare. Ma ero felice di quello che avevo realizzato e l’affetto del pubblico di San Siro, quando smisi in campionato, e di Genova, quando finii con la Nazionale, mi ripagarono di tutto. Già nel 1985, a Rimini, avevo 18 anni, lasciai sul campo menisco e crociato. I professori che guardavano il mio ginocchio scuotevano la testa e dicevano che era molto difficile che io tornassi a giocare al calcio. Ho avuto sei operazioni al ginocchio, quattro al destro e due al sinistro. Erano anni in cui un menisco era una cosa drammatica, ora si fa quasi di routine. Io ho avuto interventi molto pesanti, molto invasivi. Ogni volta precipitavo in un tunnel. Ma non ho mai rinunciato a cercare la luce per uscirne. Mi piacerebbe giocare oggi. Con le nuove regole e tanta tv certo avrei preso meno calci e avrei avuto meno infortuni”.

M.O.