“Ho cresciuto sei gemelli, ma che impresa trovargli lavoro”

Rosanna Cavigli coi suoi figli in una copertina dell'epoca (foto dal web)
Rosanna Cavigli coi suoi figli in una copertina dell’epoca (foto dal web)

Rosanna Cavigli coniugata Giannini ha 64 anni e un primato: dalle 4,17 alle 4,22 dell’11 gennaio del 1980 all’ospedale di Careggi a Firenze ha dato alla luce sei gemelli. Si tratto all’epoca di un parto che destò molto clamore: soltanto in Sudafrica, sei anni prima, Susan Rosenkowitz era riuscita in una “impresa” del genere. Oggi i figli della donna, Linda, Letizia, Fabrizio, Roberto, Francesco e Giorgio, sono diventati adulti e la Cavigli, la cui storia negli anni Ottanta finì ovviamente in televisione e sui rotocalchi, ha deciso di parlare di loro al quotidiano ‘La Stampa’.

“Linda e Letizia sono laureate in lettere, fanno le insegnanti e sono diventate di ruolo adesso. Sono rientrate a buco nella nuova graduatoria. C’erano diciassette posti: Linda è arrivata diciassettesima, Letizia quattordicesima”; in pratica, quest’ultima “ha trovato posto a Faella, che è in provincia di Arezzo ma in un’altra vallata, sono 53 chilometri ad andare e 53 a tornare. Linda è un po’ più vicina, a Montevarchi, ma fa la serale: parte il pomeriggio e rientra a notte fonda. Comunque hanno accettato, un posto oggi non lo si può rifiutare”.

Entrambe le figlie femmine della donna sono mamme: “Gli unici due nipoti finora me li hanno dati loro. Letizia ha un bimbo di sei anni, Tommaso, e ora sta ad Arezzo, dopo che era stata qui in casa con noi per sei anni. La aiutano gli altri nonni. Linda abita qui in fondo al paese e la aiutiamo noi”. Più “complicata” la vicenda dei quattro figli maschi: Giorgio “è l’unico che ha un vero posto fisso. Vive a Milano e lavora in una società di energie rinnovabili”, mentre gli altri tre “vivono ancora con noi”.

“Francesco ha un incarico con la Cgil qui a Soci. Roberto ha fatto la scuola per diventare cuoco, sembrava ci fosse tanto lavoro da benedire, invece niente. Si è offerto anche come semplice aiutante da cucina, ma vogliono solo gente al di sotto dei trent’anni” – racconta la donna, maestra elementare in pensione – “Fabrizio ha una laurea triennale e vuole fare lo scrittore, il poeta. Che vuole che le dica? Declamerà i versi della Divina Commedia. Adesso però ha detto che riprenderà a studiare”.

“L’Italia di oggi è più difficile di quella d’allora”

Quando i bambini nacquero, la domanda dell’opinione pubblica riguardava soprattutto come avrebbe fatto la coppia ad accudire sei piccoli, ma la Cavigli sottolinea: “Nell’Italia del 1980 era meno difficile che in quella di oggi. Sarà che allora eravamo tutti più giovani, ma nel mio ricordo facevo meno fatica allora con sei neonati. Avevo genitori giovani che ci aiutavano; due fratelli con le loro mogli… Eravamo una comunità”.

Un’Italia più solidale, quindi, quella dell’epoca: “Attorno a noi c’era una grande attenzione, anche esagerata. Ricevevo lettere da ogni dove. Io rispondevo, alcuni venivano a trovarci: e io a mettere ordine in casa, a trovare le brandine per farli dormire. Però sapevo anche chiedere. Mi buttavo con l’irruenza della mia giovinezza e non mi vergognavo a chiedere aiuto”. La donna un po’ biasima i giovani di oggi: “Avevo 28 anni. Mi sentivo vecchia. Oggi a 28 anni si comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di fidanzarsi. Lo so, oggi si fanno i figli a quaranta. Ma per il mondo d’allora ero al limite”.

La malattia del figlio Francesco

A fine anni Novanta, la donna si confronta con la malattia del figlio Francesco: “Aveva 19 anni. Un giorno fa le esami delle urine per fare attività sportiva e si scopre che i reni si mangiano le proteine. Comincia a peggiorare e nel 2001 va in coma. Una dottoressa della rianimazione ci dice: non ho mai visto un caso così grave”. C’è quindi l’intervento di un sacerdote, che chiede “se può andare in ospedale a dargli la benedizione con delle reliquie di padre Pio”. Da quel momento, il ragazzo ha un lento miglioramento e alla fine gli trapiantano un rene.

“È un’esperienza che non avrei voluto vivere” – racconta ancora la donna – “Ma mi ha insegnato tanto. Se oggi sono quella che sono, lo devo alla sofferenza. E sa perché? Perché finché si sta bene si pensa di essere bravi e belli e forti; di non aver bisogno di nessuno. Con l’esperienza della croce ci si ritrova nudi. Ed entrano in gioco i legami più importanti. Si capisce quello che conta. L’essenziale. Si levano dalla vita molti fronzoli”.

La super-mamma infine sostiene che rivivrebbe tutto “nonostante le difficoltà di oggi. Nonostante l’Italia di oggi, che è più complicata di quella di allora. È un’Italia che ci ha insegnato che non ci si può più fidare di nessuno. Politici che rubano, il lavoro che è andato a catafascio… Quando mi sono sposata, i soldi che si guadagnava li si spendeva tutti per far studiare i figli. E si pensava che, fatti studiare, erano sistemati. Oggi non è più così”.

GM