Torino, i clochard fanno una colletta per i profughi

SAN FRANCISCO - FEBRUARY 28: Joseph Cappa, a homeless person, pushes his shopping cart through a residential neighborhood February 28, 2007 in San Francisco, California. According to a report by the Department of Housing and Urban Development, there are over 750,000 homeless people that live on the streets, shelters and transitional housing throughout the United States. (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)
(Justin Sullivan/Getty Images)

I gesti di solidarietà spesso arrivano dalle persone che ne hanno più bisogno. E’ successo a Torino dove l’altro ieri l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha trovato una busta speciale nella cassetta della posta. Si trattava di una lettera che conteneva  60 euro in monete da dieci centesimi e da uno o due euro. I mittenti sono un gruppo di clochard torinesi che in questi giorni hanno unito le loro forze per aiutare i migranti che stanno arrivando nel nostro paese. Una cifra modesta ma frutto di una grande umanità, confermata dalle righe che accompagnano i soldi e che spiegano il gesto compiuto. Ascoltando il telegiornale, spesso nelle mense della città, questo gruppo di senzatetto ha saputo dell’appello alle famiglie di aiutare i profughi, ed è per questo motivo che si è attivato raccogliendo tutti i soldi che erano in loro possesso. Il testo ha solo la firma (senza cognome) di un clochard, perché la loro volontà è che la donazione rimanga anonima. Il vescovo fortemente colpito ha voluto così rispondere pubblicamente con una seconda lettera, ringraziando tutti coloro che stanno accogliendo i rifugiati. Ecco le parole di Nosiglia “Con la vostra disponibilità voi state testimoniando a tutti che cosa significa vivere l’amore più grande, il dono di Dio che ci fa tutti fratelli», scrive Nosiglia. Per lui questo accogliere chi è in difficoltà è una «proposta educativa molto concreta, e che va controcorrente rispetto ad una cultura che insegna ai giovani solo a soddisfare i propri desideri. E credere che al mondo ci siamo solo noi e i “nostri». Dopo aver ringraziato La Caritas, la San Vincenzo, l’Ufficio Migranti e altre associazioni, l’arcivescovo sottolinea che  “persino, e devo proprio ricordarlo, sono arrivati i soldi da alcuni senza fissa dimora che hanno girato parte delle elemosine ricevute!”. Secondo Cesare Nosiglia “i poveri sanno cos’è la miseria, e per questo motivo esprimono la propria generosità aiutando altri poveri con amore incondizionato. In più, aiutando qualcuno a stare meglio, si sentono utili in questa società”.

Roberta Garofalo

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