Usa: “Vogliamo distruggere l’Isis, ma Putin sta sbagliando”

Putin Kerry Siria
(Sasha Mordovets/Getty Images)

Le parole sono quelle del Segretario di Stato americano John Kerry intervistato da La Stampa in occasione della visita del Santo Padre negli Stati Uniti. Kerry ha parlato di diversi argomenti, primo fra tutti la delicata situazione in Siria con l’Isis da una parte che non demorde e Putin dall’altra che sembra deciso a scendere in campo senza aspettare più nessuno: “La guerra in Siria è una crisi di sicurezza ed umanitaria. Noi lavoriamo strettamente con una coalizione di oltre 60 partner per raggiungere il nostro obiettivo comune di degradare e infine sconfiggere l’Isis, e mettere fine al conflitto attraverso una transizione politica in Siria che la allontani dal presidente Assad. La brutalità del regime – che la Russia sostiene – ha alimentato la crescita dell’estremismo. Io ho espresso al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo il sostegno militare di Mosca per il regime di Assad. Queste azioni potrebbero provocare una escalation ulteriore del conflitto, e portare a una maggiore perdita di vite innocenti, accrescere il flusso dei rifugiati, e rischiare un confronto con la coalizione anti-Isis operante in Siria”.

Strettamente legata alla questione siriana è quella dei migranti che proprio da lì partono alla volta dell’Europa. Su questo Kerry dice che gli Usa hanno già fatto tanto e faranno ancora di più: “Noi siamo profondamente addolorati per la tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo. La crisi in Europa richiederà la cooperazione con tutti i Paesi del continente, e il resto della comunità internazionale, per garantire che le persone siano sicure, vengano trattate con umanità condivisa, e che affrontiamo la fonte del problema, cioè la crisi in Siria. Comprendiamo le enormi sfide che gli Stati europei fronteggiano, e apprezziamo gli sforzi continui per cercare una risposta coordinata. Gli Usa hanno fornito oltre 4,1 miliardi di dollari in assistenza umanitaria dall’inizio della crisi siriana – più di ogni altro singolo donatore – per affrontare le terribili condizioni in cui si trovano 7,6 milioni di sfollati all’interno della Siria, e oltre 4 milioni di rifugiati nella regione, in particolare in Libano, Turchia, Giordania, Iraq ed Egitto. Aumentando il sostegno all’assistenza umanitaria e alla protezione in Siria e nei Paesi vicini, meno rifugiati decideranno di muoversi, e saranno capaci di tornare a casa più facilmente quando il conflitto finirà. Gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare significativamente il numero dei rifugiati siriani che accetteranno il prossimo anno. Ci aspettiamo di accoglierne almeno 10.000 nel 2016. Ammettere più rifugiati siriani negli Usa è solo parte della soluzione, ma io credo che questa decisione politica sia coerente con la nostra responsabilità morale di fare di più”.

F.B.