“Gridava e sanguinava”: la verità dietro alla morte di un piccolo angelo

(Websource / Sun)

Ha gridato, agonizzante e sanguinante, mentre un’infermiera le infilava “con forza” un sondino in una parte sbagliata del corpo: precisamente nella cavità addominale, anziché nello stomaco. E’ questa l’ultima verità emersa nel processo relativo al caso di Phoebe Willis, la bimba di 10 anni malata di cistinosi deceduta lo scorso 24 agosto mentre era ricoverata al Weston General Hospital, nel Somerset (Inghilterra). Ed è stato proprio quell’incidente, salvo prova contraria, ad aver contribuito (se non provocato) la morte della piccola il giorno successivo, a seguito di una grave infezione.

Carrie-Ann Nash ha ignorato i segnali di “massima allerta” quando ha inserito erroneamente il sondino (un’operazione delicata, anche sul piano della tempistica). L’accusa che ora pende sul suo capo è quella di “grave negligenza”. Il latte che avrebbe dovuto alimentare la bimba, infatti, ha “contaminato” il suo sangue provocando la fatale infezione. Phoede ha subìto tre arresti cardiaci, da cui un importante danno cerebrale e, infine, la tragica morte. Complicazioni che sicuramente si sarebbero potute evitare, se l’infermiera fosse intervenuta per tempo, anche alla luce della reazione della paziente. La donna, sentita oggi in udienza a Stratford (Londra), ha ammesso le sue responsabilità, ma nega di aver tentato indebitamente di sostituire il sondino, di aver “forzato” l’inserimento dello stesso e di aver ignorato i segnali di allerta. Lo scorso giugno è stata scagionata dall’accusa di omicidio colposo. Resta da vedere se basterà a convincere i magistrati in vista della sentenza definitiva.

EDS