Usa, carcere a vita per Roeder, l’assassino del medico abortista

Scott Roeder

Il ginecologo statunitense George Tiller era uno dei principali nemici degli anti abortisti americani e per oltre vent’anni è stato il bersaglio dei loro attacchi. Tiller infatti era uno dei pochi medici negli Stati Uniti disposti a praticare l’aborto anche dopo la ventesima settimana di gravidanza, termine oltre il quale il feto può vivere autonomamente fuori dal ventre materno. Tiller ha pagato un prezzo altissimo per mantenere questa politica, che è arrivata a costargli la vita. Nel 1986 una bomba venne fatta esplodere sul tetto del suo ambulatorio. Cinque anni dopo duemila militanti assediano per l’intera estate la sua clinica di Wichita, in Kansas. Nell’agosto 1993 Tiller era stato ferito ad entrambe le braccia dai proiettili esplosi da un attivista ‘prolife’, il movimento per il diritto alla vita: in questo periodo le proteste degli anti-abortisti sono così violente che i medici che praticano l’interruzione di gravidanza indossano i giubbotti anti-proiettile per uscire di casa. L’ultimo attentato alla vita di Tiller è quello fatale. Il 31 maggio dello scorso anno il ginecologo si trova sul sagrato della Reformation Luteran Church di Wichita, quando viene colpito e ucciso da un colpo di pistola. Poche ore dopo l’assassino viene identificato in Scott Roeder, 52 anni, che ammette subito di essere l’autore dell’omicidio. Al momento dell’arresto, Roeder dichiara che “con Tiller in vita troppi bambini non nati erano in pericolo”. Da allora l’omicida non si è mai pentito del suo gesto e per alcuni movimenti anti abortisti è diventato persino un eroe. Oggi, dopo quasi un anno, è arrivata la condanna al carcere a vita: il giudice Warren Wilbert, accogliendo le richieste dei pm, ha emesso la sentenza in base alla ‘Hard 50’, la norma che prevede la prigione per almeno 50 anni, senza possibilità di uscire. Prima del verdetto i familiari del medico ucciso hanno avuto il permesso per una dichiarazione e hanno chiesto “una sentenza che sia di lezione alla pubblica opinione americana sul tema dell’aborto, per cambiare la cultura di questo Paese’”. Roeder invece ha ribadito con ostinazione ha ripetuto di aver “fermato” il dottor Tiller perché “doveva farlo”, in nome di “una ragione superiore”. L’omicidio di Tiller ha aperto negli Usa una fase particolarmente accesa del dibattito sull’aborto e ha portato ad un livello incandescente le polemiche tra i gruppi ‘pro-life’ e movimenti ‘pro-choice’, quelli cioè a favore della possibilità di scelta della donna. Subito dopo la morte del medico, anche il presidente Barack Obama si era detto “sconvolto e offeso” per quanto accaduto e aveva dichiarato che “le divergenze su temi difficili come l’aborto non possono essere risolte con efferati atti di violenza”.

Tatiana Della Carità