Inchiesta Mediatrade, i pm chiedono il rinvio a giudizio di Berlusconi

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per frode fiscale e appropriazione indebita. Questa la richiesta inviata ieri dalla Procura della Repubblica all’Ufficio dei giudici delle indagini e delle udienze preliminari del Tribunale di Milano, in 45mila pagine di atti. L’udienza in cui il giudice Marina Zelante valuterà la richiesta dovrebbe essere fissata per il mese di giugno.
Nell’ambito dell’inchiesta Mediatrade-Rti su presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi per creare fondi neri, i pm milanesi accusano il Presidente del Consiglio di frode fiscale -contestata fino a novembre dello scorso anno- per 8 milioni di euro e di appropriazione indebita -dal 2003 al 2005- per 34 milioni di dollari. Risultano poi conivolti nell’inchiesta anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, il suo vice -nonché presidente della Rti, società posseduta al 100% dalla stessa Mediaset- Pier Silvio Berlusconi e altre nove persone, tra cui il produttore cinematografico Farouk Agrama. I pm ritengono che lo stesso Agrama e Silvio Berlusconi (“titolare di poteri di fatto sulla gestione di Mediaset spa”), insieme ai manager Daniele Lorenzano (ex capo acquisti di trasmissione per il gruppo Fininvest e Mediaset), Roberto Pace e Gabriella Balabbio abbiano operato “all’interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni ‘80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, e in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili ad Agrama”. In questo modo sarebbe dunque maturata l’appropriazione indebita di una “parte rilevante -complessivamente 100 milioni di dollari tra il 2000 e il 2005- delle somme trasferite da Mediatrade, e dal 2003 da Rti, alla società Olympus Trading -di proprietà di Agrama- a titolo di pagamento di diritti tv”. Il denaro sarebbe stato poi depositato su alcuni conti “presso l’Ubs di Lugano nella disponibilità di fiduciari di Agrama, su conti aperti a nome di Pace e di Ballabio”, nonché su altri conti in Svizzera e altrove.
Al momento della chiusura delle indagini, notificata nel gennaio scorso, Mediaset ha etichettato le accuse come “contestazioni assurde”, mentre il premier le ha identificate come l’ennesimo episodio di “persecuzione giudiziaria” nei suoi confronti.
Il solito complotto dei comunisti…

Tatiana Della Carità