Bisogna far presto. Bisogna agire subito. Il leader greco Papandreu, fino all’ultimo, ha tentato di nascondere la gravità della situazione, affermando orgogliosamente, ancora pochi giorni fa di non voler ricorrere, a breve, agli aiuti europei. Poi il quadro è drammaticamente cambiato. Atene deve rimborsare a metà mese 9 miliardi di titoli pubblici e non sa dove prenderli. L’agenzia internazionale Standard & Poors ieri ha tagliato il rating della Grecia portandolo a livello Junk ( spazzatura). La stessa Agenzia ha declassato anche il rating del Portogallo, seppur ad un livello meno pesante, a causa delle incertezze dell’economia nel medio periodo.

Il prestito europeo di 45 miliardi di euro a questo punto, per gli analisti, non basterebbe più. Ci vorranno almeno 70 miliardi per rimettere in sesto l’economia greca.

Ma non saranno sufficienti i soli soldi. Questo mega prestito obbligherà i paesi europei a sborsare cifre da capogiro: più di 8 miliardi la Germania, 5,5 l’Italia .Tremonti , rassicurato dall’apprezzamento manifestato dall’altra grande agenzia internazionale di Rating , Moody’s, sui nostri conti, sta perfezionando il decreto apposito che sarà presentato in un prossimo consiglio dei Ministri.

E’ evidente che l’Europa pretenda da Atene un piano serio di risanamento, anche perché, prestito a parte, tutti i paesi dell’Unione sono coinvolti per decine e decine di miliardi di euro nei titoli di Stato ellenici. Un’eventuale fallimento della Grecia con la conseguente impossibilità di esigere i propri crediti, porterebbe a conseguenze pesantissime per tutti.

Le borse di tutto il mondo, hanno reagito con pesanti perdite, l’Euro si è ulteriormente indebolito. Si teme il rischio di estensione dell’infezione. Si guarda con preoccupazione alla Spagna ed al suo altissimo tasso di disoccupazione. Le autorità monetarie europee però rassicurano i mercati: non ci sarà Default della Grecia.

Il presidente della UE Van Rompuy mostra a sua volta, tranquillità affermando da Tokio che l’obiettivo immediato è quello di mettere insieme Eurogruppo, BCE e FMI e anche governo greco, per attivare il piano congiunto di interventi. Si discute dunque sui prossimi passi, tra sospetti e perplessità. La signora Merkel impegnata tra qualche settimana in una tornata elettorale amministrativa non vuol dare la sensazione di regalare i soldi dei contribuenti tedeschi senza opportune garanzie. Ma intanto ieri sull’altare delle incertezze le borse europee hanno bruciato 160 miliardi di euro. I paesi a rischio sono stati classificati in un acronimo PIGS cioè porci. Sono Portogallo, Irlanda,Grecia e Spagna.

I titoli della Grecia sono stati definiti Junk, spazzatura. Un linguaggio pesante che lascia trasparire una scarsa solidarietà tra i componenti dell’Unione e dell’Eurogruppo.

Il vero obiettivo a rischio in questa crisi non sono solo i PIGS ma forse la stessa Unione Europea, la scelta fatta a suo tempo di portare a 25 e poi a 27 i componenti e di allargare di conseguenza l’ Eurogruppo. Sono momenti difficili. Il 10 maggio è previsto un vertice europeo. Oltre quella data non si può più scherzare.

Confesercenti