Ogni giorno sfoglio con sempre maggior disagio i giornali italiani sbirciando nei titoli lo “scoop” o la “rivelazione” dell’ultim’ora su molte delle inchieste più delicate condotte in questi ultimi anni, a partire da quelle sulle stragi del ‘92/93 e sulla trattativa fra pezzi dello Stato e Cosa nostra, fino a quelle sui Grandi eventi e la cosiddetta “cricca”. Disagio, sottolineo, non allarme. Oltre a qualche presunto “scoop” rivelatosi spesso una “bufala” o una “trappola” (dalla foto del fantomatico signor Franco fino all’inesistente richiesta di arresto per Raffaele Lombardo), finora gran parte delle notizie apparse sui giornali sono frutto di “ripescaggio” di vecchi atti, ordinanze, verbali. Sulle stragi in particolare, oltre alle ormai notissime testimonianze rese da Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino, tutto quello che viene pubblicato in questi giorni è assolutamente noto, inserito addirittura in sentenze.

Da quando la maggioranza di governo ha accelerato sul Ddl intercettazioni e sulla stretta censoria alla pubblicazione di articoli e notizie relative a inchieste giudiziarie e processi, sembra quasi che gran parte della stampa nazionale si stia dedicando all’assurdo gioco di alzare il prezzo, di rilanciare, di sbilanciarsi pubblicando affrettatamente. Come se si volesse mettere in pagina tutto il possibile e anche di più prima dell’approvazione di questa legge liberticida. Titoli roboanti, rivelazioni di “archivio” (già pubblicate innumerevoli volte), forzature, soffiate non verificate. Poi che arrivi pure il diluvio.

Un gioco al massacro che politicamente si sta dimostrando controproducente indebolendo l’azione di contrasto alla maggioranza parlamentare (molto più ampia di quella di governo in questo caso) che sta ponendo una cappa tombale sulla libertà di stampa. Una gara, che non solo sta diminuendo di fatto la credibilità del sistema informativo italiano già fortemente indebolita da pressioni e strategie editoriali tutt’altro che indipendenti dai poteri politici ed economici del nostro Paese.

Sulle stragi e sulla trattativa, sempre per fare un esempio, sono disponibili decine di migliaia di pagine che, cancellate nella memoria del pubblico dal tempo, vengono riproposte in toni sensazionalistici. Con alcuni “insert” frutto di pressioni e fughe di notizie. Il giornale spara una non notizia gonfiata ad arte e poi ci si ritrova con i pm convocati dal Copasir a cercare di spiegare, a una politica sorda e diffidente, l’inspiegabile. Perché ormai è evidente che gran parte delle “fughe di notizie” non arrivano da ambienti giudiziari, ma da “apparati” e servizi che hanno obiettivi tutt’altro che conformi alla ricerca pubblica della verità. Questa ansia che sta travolgendo fior di testate e intere schiere di paludatissimi cronisti li rende facili prede di strumentalizzazioni. E la vittima principale è proprio l’informazione.

L’informazione intesa come servizio e non come gara all’altimo sangue, l’informazione rigorosa e non quella affrettata. L’informazione indipendente dai poteri forti che governano nell’ombra quel che resta della nostra Repubblica.

Ricominciare a fare informazione e battersi contro il bavaglio. Questo è l’obiettivo che dovrebbe accumunare tutto l’ambiente dell’informazione italiana. Rigore contro la violenza, precisione contro l’arroganza, coraggio contro le intimidazioni. Senza cercare ossessivamente “il colpaccio”, ma scavando e pubblicando notizie. Notizie e basta.

Pietro Orsatti