Pakistan, cinque cittadini statunitensi arrestati per terrorismo

Un tribunale pachistano ha condannato a 10 anni di carcere cinque cittadini statunitensi accusati di terrorismo. Tutti studenti, tra i 19 e i 25 anni, furono arrestati il 10 dicembre scorso perché sospettati di legami con ‘al Qaida’.

Gli americani -due di origini pachistane, gli altri rispettivamente etiope, eritrea ed egiziana- avevano lasciato Washington lo scorso novembre, secondo la polizia, per combattere contro le forze della coalizione internazionale in Afghanistan. Gli imputati hanno sempre detto di essere impegnati soltanto in opere umanitarie e di aver preso contatti, a questo fine, con un gruppo religioso.

Lo scorso febbraio uno dei cinque affidò all’avvocato un messaggio, scritto su un pezzo di carta igienica, in cui insieme con i suoi compagni si professava innocente e accusava la polizia pachistana e l’Fbi di averli torturati. “Vogliono tenerci lontani dalle nostre famiglie, dagli avvocati e dalla stampa”, diceva il messaggio, “Aiutateci”. In calce le firme: Umar Chaudhry, Ramy Zamzam, Ahmed Minni, Aman Hassan Yemer e Waqar Khan.

Eppure questa sentenza non soddisfa ancora l’accusa. “Ci appelleremo e chiederemo 20 di carcere”, ha detto il vice procuratore generale. Il giudice ha accolto solo in parte le richieste del pubblico ministero, Nadeem Akram Cheema, che aveva chiesto l’ergastolo per i cinque. In appello ricorrerà anche la difesa.

Un rapporto pubblicato oggi dal ‘Brookings Institution’ ha messo in discussione il rapporto tra scuole coraniche, militanza ed estremismo religioso nei giovani pachistani. Meno del 10 per cento degli studenti frequenta le madrase, si legge nel rapporto del centro di ricerca americano, è l’inadeguatezza del sistema d’istruzione pubblico a fomentare gli animi. “Le scuole coraniche non sono il problema più grave”, hanno scritto le autrici, Rebecca Winthrop e Corinne Graff. Di contro preoccupano un tasso di analfabetismo che sfiora il 44 per cento e la corruzione nella scuola pubblica dove le cattedre sono assegnate in cambio di favori politici e docenti pagati, che lavorino o no. “Credere che le scuole coraniche siano l’unica minaccia per la sicurezza è un errore”, conclude il rapporto.

NTNN