Profondo Sud, classe dirigente senza scrupoli e minaccia del federalismo

“Eccellenza, questa è Africa! E i beduini non sono altro che fior di civiltà al loro cospetto”. Così scrisse il ministro Farina a Cavour di ritorno dal suo viaggio al Sud e, al di là del razzismo di una parte dell´élite piemontese, è certo che il federalismo di Cattaneo venne presto depennato in quanto ritenuto impraticabile in un Mezzogiorno di tradizione centralista, incapace di governarsi da sé. Centocinquanta anni dopo quello sferzante giudizio, i Comuni del Sud dovranno dimostrare di sapersela cavare da soli. Ce la faranno? Purtroppo, si è realisti a essere pessimisti. A oggi, infatti, più di settanta Comuni su novantadue, in provincia di Napoli, sono stati sciolti o interessati da provvedimenti per infiltrazioni camorristiche.

I debiti fuori bilancio degli enti campani nel 2009, inoltre, ammontano a 104 milioni di euro, il doppio rispetto all´anno precedente, e gli oneri aggiuntivi sono quasi triplicati. Il federalismo in salsa leghista, quindi, sembra più un tentativo di abbandonare il Sud che di metterlo in condizione di essere ben governato.Ma se Sparta piange, Messene non ride. Secondo la Banca Mondiale, infatti, la trasparenza dei bilanci è il miglior argine alla corruzione amministrativa. Ma è in tutta Italia che il principio dell´accountability, a distanza di dieci anni dalla legge Bianco, resta lettera morta. La maggior parte dei Comuni pratica solo la contabilità finanziaria, non c´è quasi traccia di contabilità generale o analitica, del bilancio consolidato, che includa anche i risultati delle “famigerate” società partecipate, e del sistema di controllo interno. I bilanci opachi sono troppi; consulenze false e società miste per piazzare l´amico di turno e consolidare i bacini elettorali di notabili privi di scrupoli sono dinamiche all´ordine del giorno e affondano le proprie radici nell´incapacità dello Stato di imporre autoritativamente regole chiare e rigorose.Ora, il federalismo, sostiene il governo, dovrebbe responsabilizzare gli enti locali aumentandone l´efficacia e l´efficienza. Ma questo circolo virtuoso si innesca se lo Stato, prima di devolvere funzioni e responsabilità, dota adeguatamente i Comuni di quegli strumenti per governarsi in modo virtuoso. Invece, con l´ultima manovra, Tremonti danneggia ancora di più le nostre sofferenti autonomie, ancora in attesa dei rimborsi Ici, con tagli pari a 10 miliardi in tre anni e l´irrigidimento del patto di stabilità interno. È come se un padre, prima di lasciare un figlio alla vita adulta, lo derubasse di ogni avere.La corruzione amministrativa del Sud, d´altronde, per quanto più virulenta, è una variante di un problema generale e sistemico che riguarda proprio il difetto di accountability degli enti, rafforzato dalla incapacità dello Stato di investire adeguatamente sulle autonomie, prima di devolvere nuove funzioni.

L´ indice di corruzione percepita che ogni anno stila “Transparency”, infatti, piazza l´Italia al sessantatreesimo posto al mondo, con un costante trend in peggioramento a partire dal 2000. In Europa, solo Bulgaria, Romania e Grecia fanno peggio di noi. “Civicum”, inoltre, ha valutato i bilanci dei Comuni con tecniche aziendaliste e, a eccezione di Reggio Emilia, tutti gli enti hanno un rating inferiore a 50 su 100. In questa cornice, allora, la devoluzione potrebbe risultare un´operazione fatale; il federalismo della Lega, lungi dal rappresentare un modo di ottimizzare le risorse, può solo favorire una spesa pubblica inefficiente. I Comuni, allora, incapaci di gestire gli immobili, i servizi e le infrastrutture oggetto della devoluzione, saranno spinti a privatizzare e vendere. Privatizzazioni che se non si accompagneranno alle liberalizzazioni, di cui non c´è traccia, avranno una sola conseguenza: generare rendite private a danno dei cittadini.

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