Pdl corteggia Casini e Udc, ma la Lega risponde: “Incompatibili”

Il mondo politico è in agitazione, causa una cena nei pressi di Trinità dei Monti. Bruno Vespa, conduttore di Porta a porta, ha per una volta trasformato la «Terza Camera della Repubblica» (come è stata ribattezzata la sua trasmissione su Raiuno) in una versione casalinga per pochi vip. L’ occasione erano i festeggiamenti per il mezzo secolo della sua attività professionale, così Vespa ha pensato bene di invitare a cena giovedì sera il Gotha della politica italiana con annessa appendice vaticana. Intorno a un tavolo e sui divani si sono ritrovati Silvio Berlusconi e la figlia Marina (boss di Mondadori e designata erede politica dal padre), Pier Ferdinando Casini, il sottosegretario Gianni Letta, il governatore di Bankitalia Mario Draghi, il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, il presidente delle Assicurazioni generali Cesare Geronzi. Avrebbe dovuto esserci anche Gianfranco Fini, il nemico numero uno in questo momento del premier, ma il presidente della Camera ha declinato l’invito del padrone di casa intuendo la trama contro di lui.

Piatto forte a base di spigole, la cena è servita a sondare la disponibilità di Casini a ritornare a far parte della coalizione di centrodestra. Secondo le indiscrezioni, il leader dell’Udc ha rifiutato la proposta di Berlusconi, forse facilitata da qualche domanda del mellifluo Vespa e da qualche spintarella del cardinale Bertone, con una ragionamento che non fa una piega. Caro presidente – avrebbe detto Casini – se pensi di poter cacciare Fini e i finiani dal Pdl sostituendoli con l’Udc, ti sbagli di grosso. Se proprio dovessi prendere in esame questa eventualità – avrebbe proseguito – sarebbe necessario che tu aprissi una crisi di governo in modo da riformulare un programma che ci veda partecipi e ridimensioni le pretese della Lega. Quanto al problema Carroccio, l’esclusione di Umberto Bossi e di Roberto Calderoli dal salotto casalingo di Vespa è stata commentata dal ministro Maroni: «Mai al governo con l’Udc». L’obiettivo di Berlusconi era fin troppo spudorato, spalleggiato dall’invito a cena di Vespa: sostituire i 30 deputati finiani che potrebbero essere cacciati dal Pdl con i 39 di Casini mettendo in ulteriore difficoltà politica Fini, che in molti vedono alleato tattico dell’Udc e dell’Api di Francesco Rutelli, in caso di elezioni anticipate. Se Casini cedesse alla tentazione, non solo Berlusconi salverebbe le sorti del suo governo ma azzopperebbe sul nascere il “polo centrista” che può essere un concorrente elettorale in grado di erodere voti al Pdl. Pare che il furbo Casini abbia ribattuto chiedendo oltre alla crisi di governo e a un nuovo programma anche il non allontanamento dei finiani dalla maggioranza. In questo caso, però, quasi come in una partita a scacchi, i vantaggi sarebbero passati a favore dei centristi che avrebbero potuto covare nella nuova maggioranza un rapporto di favore tra Udc e Fini.

Alla fine, sempre secondo le indiscrezioni, Berlusconi ha ribattuto: no, grazie; perché aprire una crisi senza avere la certezza di come se ne esce non è conveniente ai miei obiettivi politici. Quindi, caro Casini, o entri nel governo, per esempio nella poltrona vacante che fu di Claudio Scajola alle Attività produttive, per fare un esempio, o non se ne fa nulla. Il dialogo, hanno però convenuto Casini e Berlusconi, deve continuare possibilmente con la benedizione del cardinale Bertone. Il leader dell’Udc, interpellato ieri da Sky24 sul menù politico della cena a casa Vespa, ha smentito con una punta di orgoglio le ricostruzioni dei dialoghi che sarebbero avvenuti tra una portata e un’altra fino al sorbetto al limone: «Non mi è stata formulata alcuna offerta, non sarebbe stata quella la sede». Sono in pochi a prenderlo in parola. Il governo ha intanto intenzione di cambiare il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Senato e ora al vaglio della Commissione giustizia di Montecitorio. Venerdì c’è stato un incontro al Quirinale tra Angelino Alfano, ministro di Grazia e Giustizia, e Donato Marra, segretario della presidenza della Repubblica. Il guardasigilli ha annunciato l’intenzione del governo di presentare modifiche al ddl che possano venire incontro alle osservazioni critiche avanzate nei giorni scorsi dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. Le correzioni al testo, in verità, servono anche a stoppare l’iniziativa dei finiani che volevano essere loro a presentare gli emendamenti. La tela del ragno che Berlusconi sta imbastendo intorno a Fini si fa sempre più insidiosa.

Aldo Garzia – Terranews