Governo in tilt, Italia in mano a logge segrete e sodalizi criminali

Un sodalizio criminale capace di coordinare o dirottare le istituzioni, il funzionamento degli organi costituzionali, della pubblica amministrazione, assegnare appalti milionari alle persone del proprio “giro” come dimostrato nell’ “affaire eolico” in Sardegna. Dodicimila pagine di atti che fanno tremare la politica, la magistratura e lo stesso governo, pagine zeppe di intercettazioni tra parlamentari, giudici e rappresentanti delle istituzioni (proprio quelle intercettazioni che il premier sta prodigandosi ad eliminare…) che hanno portato già all’ arresto nei giorni scorsi di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per associazione a delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi (logge segrete), alla corruzione e all’abuso di ufficio.

Uno ad uno vengono iscritti al registro per violazione delle legge Anselmi sulle logge segrete tutti i protagonisti-commensali del gruppo che si dava appuntamento nell’appartamento di Denis Verdini in palazzo Pecci Blunt con vista su l’Ara coeli.

Dopo il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l’assessore, ormai ex, dalla regione Campania Ernesto Sica sono indagati per associazione a delinquere per violazione della legge Anselmi anche il senatore Marcello Dell’Utri, fresco fresco di condanna in appello a 7 anni per mafiosità e il sottosegretario Nicola Cosentino. Ma la lista degli indagati non finisce qui. Scrive il gip Di Donato: «Appare evidente che si è in presenza di un grave quadro indiziario in ordine ad una societas sceleris (società di malaffare, cioè il Centro studi giuridici Diritti e Libertà fondato da Lombardi) che oltre ad avere un chiaro programma criminoso per delitti riguardanti autorizzazioni e concessioni amministrative (è il filone dell’inchiesta che riguarda gli impianti eolici in Sardegna, solo una delle attività del presunto sodalizio criminoso ndr), cerca in modo ramificato e reiterato anche di inquinare le condotte di rilevanti istituzioni pubbliche per finalità di acquisizione di potere».

Il gip indica chi sono i protagonisti del sodalizio criminale che cerca di condizionare le istituzioni. Parla di «coinvolgimento illecito» di Denis Verdini, del senatore Marcello Dell’Utri, del sottosegretario Nicola Cosentino, del governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, del presidente della Regione Lombardia Renato Formigoni, del presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone e «di altri magistrati con incarichi giudiziari e amministrativi presso il ministero della Giustizia, da Giacomo Caliendo sottosegretario dell’attuale governo, ad alcuni membri del Csm sino ad un ex presidente della Corte Costituzionale».

Un “affaire” che fa tremare il salotto aristocratico di un’ Italia sempre più divisa in due zone socialmente ed economicamente diverse, l’ una composta dalla stragrande maggioranza di persone costrette a lavorare più del degnamente lecito per sopravvivere e far fronte ad una crisi che si riversa sulle spalle dei più deboli, l’ altra composta da clan affaristici capaci di far circolare milioni di euro nelle tasche dei “soliti ignoti”, dei loro raccomandati, attraverso legami ombelicali con la malavita organizzata, con politici corrotti e imprenditori assetati di potere.

Davanti a tanto fragore Silvio Berlusconi considera la storia «tutta una montatura, sulla quale come al solito i giornali fanno disinformazione». Perché dove è il reato, dove l’associazione a delinquere per costituire un’associazione segreta quando dalle carte emergono solo i movimenti scomposti di «due pensionati che millantavano credito, due ignoti personaggi che nessuno conosce, ma ci rendiamo conto?». E Flavio Carboni, poi: altro che pericolo pubblico. La verità, secondo il premier, è che «non si mette in galera uno che ha settantotto anni» e pure tre by-pass, come raccontano le cronache. Insomma, è furioso, Berlusconi, per l’ennesimo scandalo che getta «fango» a suon di «menzogne» e di «operazioni di disinformazione » proprio nel cuore del suo partito.

Ma l’ opposizione interna alla maggioranza e il marciume della corruzione forsennata stanno corrodendo l’ impero di un politico populista e autoritario capace di creare un vorticoso giro di affari assai più grande di tangentopoli. Basti pensare, per non andare troppo lontano, alle dimissioni di Scajola, accusato di essersi fatto pagare la casa dagli amici degli amici, e di Brancher, nominato per salvarlo dal processo Antonveneta.

Ora il premier come un animale ferito potrebbe tentare un ulteriore colpo di coda che dovrebbe mantenere in allerta lo spirito critico di un’ Italia che non può (e che non vuole, spero…) affondare nel baratro, uno spirito critico che forse meglio di ogni altro Paese riesce a fare opposizione più proficuamente dei partiti ( vedi Pd) che dovrebbero farla in Parlamento e nelle piazze.

Ma tanti scricchiolii, prima o poi, possono diventare un terremoto e l’ impero berlusconiano rischia di implodere e crollare…

Luigi Ciamburro