Istat: povertà stabile nel 2009, peggiorano condizioni medie

“Se potessi avere mille euro al mese”. Una nenia che ci ha insegnato la storia recente del nostro paese. A distanza di cinquant’anni, dopo i bagliori di una società fondata sui valori del benessere e del consumismo, il sistema paese Italia pare non aver dato grandi risultati. E se la congettura economica a livello mondiale falcia ogni speranza, i dati statistici impongono una riflessione più severa per munirsi di strumenti con i quali combattere il sempre più crescente stato d’indigenza in cui vertono le famiglie italiane. L’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha diffuso i dati sulla povertà in Italia nel 2009: un’indagine sulla povertà relativa e assoluta delle famiglie residenti in Italia, condotta in base ai consumi, su un campione di 23mila famiglie. Dati che rimangono stabili nel 2009 rispetto al 2008, nonostante la crisi economica, anche se risultano allarmanti nelle aree del Mezzogiorno. Ancora una volta, in primo piano i divari nord-sud e quelli tra categorie di lavoratori.
POVERTA’ RELATIVA – Secondo i dati diffusi dall’Istat, il 13,1% dell’intera popolazione vive sotto i 983 euro mensili (17 euro in meno rispetto al 2008) e si possono “ritenere” fortunati gli individui che li percepiscono. Infatti, secondo il rapporto annuale, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657 mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti; ovvero 7 milioni 810 mila individui poveri. Numeri che peggiorano tra gli operai e nel Mezzogiorno dove la povertà tocca oltre una famiglia su 5, il 22,7% della popolazione.
POVERTA ASSOLUTA’ – Nel 2009, invece, 1.162mila le famiglie, il 4,7% dei nuclei residenti vertono in condizione di povertà assoluta, pari a 3 milioni e 74 mila individui. Un 5,2% dell’intera popolazione che non riesce ad accedere ai beni e servizi essenziali per raggiungere uno standard di vita minimamente accettabile: “un adulto tra i 18 e 59 anni, se vive solo, è considerato povero se la sua spesa è inferiore o pari a 760,71 euro in un’area metropolitana del Nord, 682,23 euro in un piccolo comune settentrionale e 512,62 in un comune del meridione”.
In questo caso non sono sufficienti gli eufemismi: nel Mezzogiorno i dati della povertà assoluta sono pressoché invariati rispetto al 2008, il 7,7% delle famiglie residenti. Eppure, sottolinea l’Istat vi è un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta che dal 17,3% passa al 18,8%, confermando che le condizioni medie delle famiglie in povertà assoluta sono peggiorate.
CATEGORIE DI LAVORATORI – Ma il rapporto annuale dell’Istituto statistico rivela che l’incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l’incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all’11,3%). L’incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l’assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.
CONCLUSIONI – L’Istat evidenzia che i due i fenomeni risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2008.  E il motivo per cui la povertà non è cresciuta nel 2009 andrebbe ricercato nel Rapporto Annuale sul mercato del lavoro e della deprivazione nel 2009 dell’Istat, in cui si evidenzia che l’80% del calo dell’occupazione riguarda i giovani, in particolare quelli che vivono nelle famiglie d’origine. Pertanto, vi sarebbero ben due ammortizzatori sociali che hanno mitigato gli effetti della crisi sulle famiglie: quello la famiglia che ha protetto i giovani e la cassa integrazione che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro. Un sistema economico italiano basato principalmente sulle forze dei nuclei famigliari. 
CODACONS – Pronto l’attaco di Codacons che, come riporta l’Adnkronos,”chiede al Governo di estendere il provvedimento della social card almeno a tutti i poveri indicati oggi dall’Istat”. Il Codacons ha dichiarato che questi dati dimostrano che il Governo, con lo scoppio della crisi, si è preoccupato solo di salvare le banche, ma non ha aiutato le famiglie più in difficoltà ad arrivare a fine mese né ha fatto qualcosa di serio per salvaguardare la capacità di spesa degli italiani e rilanciare i consumi. Per il Codacons, inoltre, le cifre rese note dall’Istat non danno l’idea della reale situazione del Paese, dato che prendono in considerazione solo le persone sotto la soglia di povertà e non anche i ”quasi poveri”, ossia quelli che non ce la fanno ugualmente ad arrivare alla fine del mese.
Eppure, ancora ci domandiamo se la social card sia così utile a questo scopo.