Ndrangheta a Milano, smaltimento illecito di rifiuti pericolosi: eternit e amianto nei cantieri del Nord

MILANO – Sostanze inquinanti e pericolose come l’amianto usate per riempire i cantieri e dipendenti intimiditi affinche’ violassero le norme sullo smaltimento dei rifiuti, proprio’ perche’ non rispettare quelle norme rendeva piu’ fruttuoso il lavoro. C’e’ anche questo ‘spaccato’, dove la tutela dell’ ambiente e della salute dei cittadini pare sia stata sacrificata in nome del guadagno, nell’inchiesta della Dda di Milano e Reggio Calabria che ha portato a decapitare i vertici dell’ ndrangheta non solo nel territorio calabrese ma anche in tutta Italia e in particolare in Lombardia. Alla gestione dei rifiuti da parte delle cosche e’ dedicata una parte del provvedimento con cui il gip di Milano Giuseppe Gennari ha disposto l’ arresto di cinque persone: tra queste Ivano Perego, presidente della Perego Strade, poi fallita e in seguito della Perego General Conctractor (difeso dall’avocato Marcello Elia, oggi non ha risposto alle domande del giudice), e il boss Salvatore Strangio, il quale aveva acquisito per conto delle ‘ndrine di Plati’ e Natile di Careri il controllo delle attivita’ economiche prima di una poi dell’altra societa’, tra le piu’ importanti nel settore del movimento terra.

A dipingere il quadro definito dal giudice ”di allarmante gravita” sono una serie di testimonianze di ex dipendenti della Perego sentiti da inquirenti e investigatori. Testimonianze riportate nell’ordinanza per documentare che ”gli scavi effettuati” dall’impresa ”sarebbero pieni di sostanze notoriamente inquinanti e pericolose come l’amianto”. Molti i cantieri per la realizzazione di opere pubbliche dove la societa’ ha lavorato e dove ”si allunga l’ombra della ‘ndrangheta”: si va dalla strada statale del Passo dello Stelvio, in Valtellina, all’ospedale Sant’Anna di Como, e a Milano dal Portello a City Life, dall’area ex Ansaldo fino all’edificio sede di nuovi uffici giudiziari proprio di fianco al Palazzo di Giustizia di Milano. ”Quello che posso dire – ha affermato uno dei testimoni – e’ che in tutti i cantieri dove ha lavorato la Perego nel corso degli anni sono stati utilizzati per le opere di riempimento materiali fortemente inquinanti, come eternit, amianto e in genere materiali provenienti da demolizioni indifferenziate, e dunque contenenti materiali di risulta di origine non controllata, quindi anche pericolosa, senza il dovuto smaltimento cosi’ come prevede la legge”. Accanto a cio’ c’e’ anche ”l’ attivita’ abusiva di smaltimento dei rifiuti della Perego. Una ”soluzione escogitata per rendere piu’ fruttuoso il lavoro – ha scritto il gip- e’ quella di violare tutte le norme relative al recupero e allo smaltimento dei rifiuti” In sostanza, secondo gli accertamenti, i materiali di demolizione, invece di essere selezionati e smaltiti secondo quanto previsto, sarebbero stati ”triturati alla rinfusa e abbandonati in luoghi abusivi” In questo contesto si inseriscono anche le minacce di licenziamento o di riduzione dell’orario di lavoro da parte dei vertici della Perego Strade nei confronti dei dipendenti per costringerli a violare le norme sul trasporto e lo smaltimento dei rifiuti. Minacce e intimidazioni risalenti al periodo in cui la societa’ ”gia’ manifestava gravissime difficolta’ economiche”. Per il giudice Gennari inoltre ”particolarmente delicato” e’ il ruolo di Strangio come ”distributore” dei lavori svolti dalla Perego – che aveva come progetto anche quello di mettere le mani sugli appalti per l’Expo – all’interno della comunita’ calabrese in Lombardia (”doveva mantenere 150 famiglie”). Le commesse vengono ripartite tra i componenti delle ‘locali’ e referenti dei vari boss in Calabria. Anche se, a quanto e’ accaduto in precedenza, ora e’ stato fatto ”un passo in piu”’ perche’ ”qui, con Strangio, la ‘ndrangheta e’ direttamente dentro” la societa’. Tutto cio’ segna ”un passaggio qualitativo degno di un notevole allarme”: l’ avvenuta simbiosi tra impresa e mafia.

Ansa