Gaza, donne palestinesi non rinunciano al narghilè

Meritano solidarietà e appoggio ad ogni livello i palestinesi dei Territori. Da 43 anni sono sotto il tallone dell’occupazione militare israeliana. In Cisgiordania devono fare i conti con l’Anp di Abu Mazen che non muove un passo senza l’autorizzazione di Stati Uniti e Israele. A Gaza hanno a che fare con il governo di Hamas che invece di lavorare a misure volte per alleviare le conseguenze dell’assedio israeliano, dedica parte della sua attività ad emanare decreti e divieti talvolta paradossali che, in non pochi casi, prendono di mira le donne. Non è detto però che queste ultime siano pronte a rispettare senza fiatare questi editti. E’ questo il caso del divieto per le donne di fumare il narghilè in pubblico, approvato dal ministero dell’interno domenica scorsa.

A due giorni dall’editto, molte donne continuano a fumare il narghilè in ristoranti e caffè, incuranti di poter incorrere in sanzioni. Non lo fanno tanto per perpetrare un costume comunque poco salutare ma per riaffermare la propria libertà personale limitata sempre più spesso a Gaza in base al genere. Fumare fa male, quindi il divieto dovrebbe valere per tutti, anche per gli uomini. La probizione del governo di Hamas però non è mirata a tutelare la salute della popolazione di Gaza. Il portavoce del ministero dell’interno, Ihab al Hussein, ha spiegato che le donne che fumano il narghilè – usanza secolare nel mondo arabo-islamico – «contraddicono le tradizioni e i valori morali della società musulmana». Secondo i solerti funzionari del ministero, il semplice gesto del fumare da parte di una donna «provocherebbe uno stato di eccitazione negli uomini» che potrebbe causare divorzi. In poche parole, osservando i movimenti delle labbra femminili che aspirano il fumo dal bocchino collegato al tubo flessibile del beccuccio erogatore del narghilè, gli uomini sposati di Gaza raggiungerebbero livelli di eccitazione tanto elevati dall’essere tentati di avviare relazioni extraconiugali con le «donne-fumatrici» e di abbandonare mogli e figli. Non c’è dubbio, al ministero dell’interno di Gaza non manca la creatività a sfondo sessuale.

Questa nuova legge è in linea con precedenti misure prese dal governo negli scorsi mesi, come il divieto per le donne di andare in bicicletta e in moto, l’obbligo per le coppie che si presentano in pubblico di esibire dietro richiesta il certificato di matrimonio o le ancora precedenti imposizioni che hanno suscitato tanto scalpore, quali l’ingiunzione per le donne avvocato di portare il velo in tribunale e per le studentesse di indossarlo nelle scuole. Tutte queste misure accettate quasi acriticamente da una buona parte della popolazione, contraddicono la Legge Fondamentale Palestinese, che Hamas non ha mai dichiarato decaduta a Gaza, che afferma l’eguaglianza di tutti gli individui di fronte alla legge.

Secondo una giovane scrittrice di Gaza, che preferisce non rivelare la sua identità, il governo strumentalizzando il discorso religioso, tratta le donne come corpi, coprendoli e nascondendoli per rafforzare quel sistema patriarcale che gli garantisce tutta una serie di privilegi non solo sociali, ma anche politici, e la stabilità nella Striscia di Gaza.

Il premier Ismail Haniyeh e i suoi ministri farebbero molto meglio a lavorare per aiutare la popolazione che ogni giorno, da molti anni, deve fare i conti con il durissimo blocco attuato da Israele. Nena News

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