Confederazione italiana agricoltori, sit-in contro manovra finanziaria

La Confederazione italiana agricoltori (Cia) è scesa in piazza contro la manovra finanziaria del governo. Una denuncia che è stata ribadita a Roma durante il sit-in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati e che ha visto la partecipazione di centinaia di produttori provenienti da tutta Italia. Giuseppe Politi, presidente della Cia rinnova l’allarme sulla chiusura delle aziende agricole: ”Due aziende su quattro hanno i bilanci in rosso, gli agricoltori sono in grande affanno. Sotto i duri colpi di costi (produttivi, contributivi e burocratici) che s’impennano sempre di più, di prezzi sui campi in crollo verticale e di redditi in caduta libera, gli agricoltori sono in grande affanno e corrono il serio pericolo di non stare più sul mercato”.
Secondo Politi il governo, ”come ha fatto per altri settori economici, deve intervenire in tempi rapidi, altrimenti più di 250mila aziende nei prossimi due-tre anni saranno costrette a riconsegnare le chiavi. Negli ultimi dieci anni – dice il presidente della Cia – circa 500mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Solo nel 2009 più di 50mila sono andate fuori mercato. Senza interventi mirati e straordinari sarebbe una tragedia per l’intero settore. Finora si è fatto poco o nulla nei confronti dell’imprenditoria agricola. Solo sporadici e insufficienti interventi che non hanno risolto i problemi con i quali l’agricoltura è costretta a confrontarsi. E questo è molto grave – prosegue – soprattutto in un momento in cui a livello europeo si stringono i tempi per decidere quale sarà la politica agricola comune dopo il 2013”. Purtroppo, denuncia Politi, ”non vediamo neanche l’ombra di un provvedimento efficace”.
Pertanto il presidente della Cia ha lanciato una proposta alle altre organizzazioni professionali agricole del Paese: ”A settembre – dice Politi – siamo pronti a scendere in piazza in modo unitario, mettendo da parte sigle e bandiere, per fare sì che il mondo agricolo nel suo complesso faccia sentire la sua voce di protesta in maniera forte e univoca”.
”Andare avanti isolati e frammentati non giova a nessuno. Per questo motivo mi appello a tutta la rappresentanza agricola italiana affinché – afferma Politi – davanti alla drammatica crisi che sta vivendo l’agricoltura italiana si sviluppi un impegno unitario. Solo così si possono superare in maniera adeguata i complessi problemi e le grandi sfide che il settore primario è costretto ad affrontare”

(Adnkronos, 22 lugli 2010)