Libano, aumenta uso di ecstasy tra i giovani di Beirut

3000 dollari al mese, circa 2440 euro: questo quanto guadagna un giovane spacciatore di ecstasy a Beirut . Aumenta il consumo di droghe sintetiche, molto diffuso negli ultimi 10 anni, soprattutto tra i giovanissimi delle universita’ ma anche nelle scuole di istruzione secondaria.

Anche l’ UNODOC, l’ ufficio delle Nazioni Unite per droghe e criminalita’, ha messo in luce un uso crescente di droghe sintetiche in Libano. Un fenomeno che in tempi recenti ha catturato l’attenzione dei vertici dirigenziali di Hezbollah, con Nasrallah che ha definito il fenomeno “una minaccia intra-classe”, facendo riferimento al fatto che l’uso di droghe sintetiche si e’ diffuso nelle universita’, nei licei, nelle scuole, nelle giovani rampanti famiglie delle borghesia libanese ma anche tra le fasce di popolazione meno agiata, valicando i confini delle classi sociali.

Entrata in Libano negli anni Novanta, l’ecstasy e si e’ diffusa, come altrove, per i costi bassissimi: se in anni passati una pasticca costava 50 dollari, oggi la si trova a 18, in alcuni casi (se prodotta in laboratori locali, di peggiore qualita’ e con minore effetto psicotropo) anche a 10 dollari.

Secondo la direttrice di Skoun, Nadia Medashi, una ONG libanese che si occupa di tossicodipendenza e recupero, su una popolazione totale di 4 milioni, ci sarebbero tra i 10.000 e i 15.000 giovani (di eta’ compresa tra i 15 e i 25 anni) che farebbero uso di sostanze stupefacenti. ma i dati ufficiali del Ministero della Sanita’ libanese non sono disponibili. Non esistendo statistiche ufficiali, i dati vanno presi con cautela. Pero’ – sempre secondo le ONG – il numero dei consumatori e’ in costante aumento, anche quello degli occasionali. Secondo Skoun, la crescita dell’uso di droghe deriverebbe da uno scarso controllo e dalla mancanza di regole. Ma la questione e’ molto piu’ complessa.

Nel marzo del 1998, il governo libanese approvo’una nuova legge sul consumo e il traffico di stupefacenti, modificando anche alcune normative sulla segretezza delle informazioni sui conti bancari e il riciclaggio di denaro sporco, normative che prima del 1998 rendevano i conti libanesi piu’ segreti di quelli svizzeri. Oggi il possesso di droga e’ punito con una pena che arriva fino a tre anni di carcere e ammende fino a 3.300 dollari, mentre gli spacciatori rischiano il carcere a vita e multe di oltre 30.000 dollari.

Anche il rapporto ONU mette in luce, in assenza di dati ufficiali, che la fascia di popolazione piu’ esposta e’ quella tra i 25 e i 35 anni e soprattutto sottolinea che i consumatori di stupefacenti sono riluttanti a farsi accogliere in strutture per il trattamento, per paura di finire in carcere. Nonostante la modifica della normative del 1998, che per la prima volta introduce la possibilita’ di trattamento e riabilitazione per i consumatori, il governo libanese ha puntato tutto sulla criminalizzazione piuttosto che sul potenziamento delle strutture pubbliche. Il Ministero della Salute pubblica concede finanziamenti e fondi ad associazioni e ONG, ma i centri di recupero non sono statali e rimangono in mano a strutture ospedaliere private o gestiti dalle onlus, spesso legate a istituzioni religiose. I costi per il trattamento sono a carico di chi vuole curarsi e spesso finaziati solo in parte.

Il governo si concentra sulla promozione di campagne anti-consumo o di sensibilizzazione sui danni provocati dalle sostanze, promuovendo campagne di educazione nelle scuole, che secondo le NU “non vengono ne’ implementate ne’ disegnate in modo professionale.”

“Il vero problema e’ pertanto la mancanza di centri di recupero e di un efficiente sistema sanitario. Nessun ospedale publico fornisce assistenza gratuita per i consumatori di droghe e alcuni centri privati si rifiutano di accettare chi vuole smettere”, dice Ali Jammoul, rappresentante di DPNA (Development of People and Nature Association) “il governo spende milioni di dollari per conferenze sulle droghe e per operazioni di polizia ma non investe nei centri di riabilitazione e sostegno a chi vuole uscire dalla droga. Bisogna cominciare a riconoscere che il consumatore di droga non e’ un criminale ma un malato in cerca di aiuto.”

Un fenomeno allarmante, che e’ in crescita anche nelle prigioni. La giornalista libanese, Roula Mouawad, nel corso di una recente conferenza sulle droghe, ha raccontato la sua visita all’affollatissimo carcere di Roumieh (in cui nelle celle stanno fino a 20 detenuti), riportando che “le droghe in carcere circolano ovunque ed e’ facilissimo trovarle. Dobbiamo renderci conto che mettere in carcere chi fa uso di droghe non migliora di certo la situazione.”

L’industria degli stupefacenti in Libano e’ stata in passato un’ industria multi – milionaria soprattutto negli anni della guerra civile e tra il 1975 e il 1990 soprattutto nell’area della valle della Bekaa, a nord del Libano, che ha fatto del Libano uno tra i maggiori esportatori di hashish (ma anche di oppio), con produzioni che arrivavano fino a 1000 tonnellate per anno.

Dal 1991 e al 1993 sia le autorita’ libanesi che quelle siriane hanno tentato di estirpare il fenomeno, senza pero’ sviluppare un programma davvero efficiente di sotegno ai coltivatori poverissimi della zona, con un impatto devastante sulla vita di oltre 20.000 famiglie, che dipendavano dalle coltivazioni di oppio e cannabis. Il 1993 doveva essere l’ anno della svolta, le coltivazioni di oppio e cannabis dovevano essre distrutte per la riconversione a altre tipologie di raccolto, con l’aiuto di finanzianmenti da donatori esterni, Stati Uniti e ONU: soldi che non sono mai arrivati nelle quantita’ inizialmente stabilite e promesse, gettando sul lastrico intere famiglie e facendo si che la coltivazione riprendesse poco dopo.

Dagli anni Novanta in poi, il Libano e’ diventato un perno regionale per il traffico di eroina (soprattutto proveniente dalla Turchia e dalla Siria) e regione di transito per la cocaina proveniente dalla Colombia, anche se quantita’ minori di eroina vengono prodotte anche nella Valle della Bekaa.

A giugno nel corso di una conferenza sul crescente consumo di stupefacenti tenuta al Parlamento libanese, Joseph Hawat, presidente della ONG JAD ha messo in luce come il traffico delle droghe sintetiche, proveniente da Israele sia un mezzo per indebolire indirettamente la societa’ libanese. In realta’ da anni la versione che regna sovrana – soprattutto sulla stampa israeliana – e’ che il commercio di droghe, dal Libano verso Israele, sia controllato da Hezbollah, in un fenomeno che le autorita’ israeliane chiamano “narco-terrorismo”: cioe’ secondo la polizia israeliana Hezbollah controllerebbe il commercio di stupefacenti e finanzierebbe azioni per il reclutamento di agenti segreti all’interno di Israele. Per cercare di dissuadere i giovani israeliani dall’ uso di stupefacenti, una campagna anti-marijuana del 2008 dipengeva il barbuto Nasrallah con un ghigno mentre – paragonabile a un genio della lampada – usciva da un bong (strumento usato per fumare hashish e marijuana). Il poster tuonava: “ Hezbollah pianifica di inondare Israele con stupefacenti. Una minaccia per la societa’ israeliana. Chiunque faccia uso di stupefacenti, aiuta il terrorismo.”

Non di rado le autorita’ israeliane hanno anche promosso campagne denigratorie contro la popolazione araba (palestinese) di Israele, accusandola di fornire i corrieri per il passaggio e lo scambio di droghe al cofine.

Secondo Israele (e non solo), Hezbollah avrebbe usato la popolazione libanese di espatriati in Sud America ma anche in Africa per creare legami malavitosi e clan con la criminalita’ sudamericana, in particolare colombiana. Proprio il Partito di Dio – accusato per anni di trarre profitto dal traffico di hashish o comunque di non fare nulla per fermarlo – lo scorso anno, per evitare l’isolamento internazionale e affermare la sua avvenuta “libanizzazione” diede il via libera ad una megaoperazione antidroga della polizia e dell’esercito nelle proprie roccaforti: Valle della Bekaa e Libano del sud. I narcotrafficanti reagirono allora con le armi e diversi soldati rimasero uccisi negli scontri a fuoco.

Nena-News