Migliaia di indigeni, provenienti dai diversi dipartimenti del sud e dell’ovest della Colombia, hanno realizzanto una marcia di protesta verso Bogotá per denunciare l’ipocrisia delle manifestazioni ufficiali, realizzate in occasione del bicentenario della liberazione dal colonialismo spagnolo. Gli indigeni denunciano che i governi oligarchici che si sono succeduti in questi 200 anni, dopo essersi insediati con la menzogna, l’intrigo ed il tradimento ai danni del Libertador Simón Bolívar, non hanno portato beneficio alcuno ai popoli originari. “Non abbiamo nulla da festeggiare, in quanto non siamo veramente liberi, non abbiamo realmente autonomia ed i nostri diritti sono calpestati” ha dichiarato Luís Calambás, promotore della marcia.

Le condizioni della popolazione indigena in Colombia sono drammatiche, nelle loro comunità si raggiungono i più bassi indici di sviluppo umano, in ogni indicatore, di tutta la popolazione rurale. Tale condizione si realizza nel quadro di un progressivo deterioramento del già infimo livello di vita nelle campagne, avvenuto negli ultimi anni nella misura in cui è avanzato il terrorismo statale-paramilitare e le terre coltivabili, prima lavorate dai piccoli contadini, sono state in grande misura occupate con la violenza dai latifondisti e dalle agroindustrie multinazionali. Mentre intere comunità si sono aggiunte al gigantesco numero dei profughi interni, ingrossando le file del sottoproletariato urbano.

La protesta che le comunità indigene stanno realizzando dimostra che la liberazione per il popolo colombiano deve ancora realizzarsi, e potrà esserlo nel momento in cui si farà realtà quella seconda e definitiva indipendenza per la quale lottano tutte le organizzazioni popolari e alla quale l’oligarchia pro-imperialista si oppone con qualunque mezzo.

GRANDE SUCCESSO DELLA MARCIA PATRIOTTICA, LA VERA COLOMBIA MOSTRA IL SUO VOLTO

Decine di migliaia di persone, tra cui 17.000 delegati di più di 150 organizzazioni sociali e politiche, hanno sfilato per le vie di Bogotà in occasione dell’anniversario dell’indipendenza dal colonialismo spagnolo, ottenuta dalla lotta popolare capeggiata da Simón Bolívar.

I partecipanti alla marcia, giunti da tutta la Colombia, hanno innalzato bandiere, striscioni e gridato slogan contro la dominazione nordamericana, rifiutando in maniera contundente la presenza militare statunitense nel paese, ed in particolare le sette basi militari recentemente occupate dagli USA, con grave pregiudizio per la sovranità colombiana e per la sicurezza di tutto il continente.

Inoltre le parole d’ordine della manifestazione si sono concentrate sull’approvazione di un accordo umanitario per lo scambio dei prigionieri di guerra tra il governo colombiano e la guerriglia, come primo passo verso una pace con giustizia sociale in Colombia.

L’evento della marcia ha rappresentato un passaggio verso il rafforzamento dell’unità tra movimenti popolari, per far fronte ai governi di ultradestra che rappresentano solo gli interessi dell’oligarchia e delle multinazionali operanti nel paese.

Francisco Tolosa e Carlos García Marulanda, portavoce del Comitato di Coordinamento Nazionale hanno affermato che: “Le marce esprimono la necessità di articolare le organizzazioni sociali e politiche che si oppongono all’attuale regime e alle sue politiche neoliberiste, per costruire un programma unico che esprima le principali problematiche che affronta il popolo, nella prospettiva di combattere le misure anti-operaie ed anti-popolari promosse dalla Casa de Nariño”.

Oltre alla marcia sono stati organizzati una serie di eventi chiamati “cabildos abiertos” (assemblee popolari pubbliche) a cui sono state invitate numerose personalità colombiane e straniere, per dibattere direttamente intorno alla situazione in cui versa il paese reale, al di fuori degli ambiti istituzionali egemonizzati dal potere oligarchico.

Con questa iniziativa, oltre ad avanzare sul terreno della mobilitazione popolare, la società colombiana, occupando Bogotá, si è vista in uno specchio non deformato e ha mostrato la sua vera immagine tanto in Colombia quanto all’estero, dove normalmente si percepisce solo la visione edulcorata del paese, a vantaggio della mafia terrorista e narcotrafficante che governa. Le immense contraddizioni sociali ed i conflitti che queste determinano, non possono continuare ad essere occultati.

Associaz. Nuova Colombia