Le salme dei due soldati uccisi rientrano in Italia, ultimo saluto a Gigli e De Cillis

Il C-130 con a bordo le salme dei due militari uccisi, maresciallo Mauro Gigli e del caporalmaggiore capo genio guastatori Pierdavide De Cillis, è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino. Ad accompagnare i feretri nel viaggio dall’Afghanistan in Italia, il generale di corpo d’Armata Giorgio Cornacchione, Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze.

Ad accogliere le salme c’é il capo dello stato Giorgio Napolitano. Con lui, il ministro della Difesa Ignazio la Russa, i presidenti del Senato Schifani e della Corte costituzionale Francesco Amirante, il Ministro Renato Brunetta, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini e il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Non è presente, invece, il Presidente della camera Gianfranco Fini.

Le due bare dei due militari, avvolte nel tricolore, sono state fatte scendere dal C-130 portate a braccia dai commilitoni del IX Reggimento l’Aquila. Dopo la benedizione da parte dell’Ordinario militare, Vincenzo Pelvi, il Capo dello Stato si è avvicinato e, deponendo ambedue le mani sulle bare ha reso omaggio ai militari. Quindi le note del Silenzio e il mesto corteo dall’aereo fino ai due carri funebre.

Oggi pomeriggio, dalle 15 alle 16.30 presso l’ospedale Celio di Roma sarà allestita una camera ardente. Le esequie solenni si terranno nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, sempre nella Capitale, alle 18.

LA RUSSA, GIGLI HA SALVATO LA VITA AD ALTRI – Il primo maresciallo Mauro Gigli, artificiere veterano delle missioni all’estero e morto mercoledi’ in Afghanistan, ha salvato la vita agli altri militari italiani che erano in missione con lui prima di saltare in aria su un ordigno improvvisato. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa nel corso dell’informativa del governo sull’attentato ad Herat in cui sono morti due genieri del contingente italiano.

“In base alle prime informazioni raccolte – ha sottolineato La Russa – sembra che il maresciallo Gigli, dopo il primo intervento, ha capito che c’era un secondo ordigno. Ha alzato le braccia, si è girato e con sprezzo della propria vita ha fatto allontare gli altri, rimanendo sul posto per intervenire insieme all’altro specialista, caporal maggiore Pierdavide De Cillis”. Dai primi accertamenti sembra dunque che “é stato proprio il maresciallo, con il suo corpo, ad evitare conseguenze più gravi per il capitano, che è rimasto ferito.

La Russa ha poi ricostruito la dinamica dell’attentato sottolineando che alle 17.10 di ieri (le 14.40 in Italia) la polizia afghana ha segnalato al comando italiano il ritrovamento di uno Ied nei pressi del villaggio di Sali Patra, ad 8 km a nord ovest di Herat. Circa un’ora dopo il comando italiano ha inviato una pattuglia composta tra l’altro da 4 unità per la bonifica di ordigni e 29 uomini con compiti di protezione a bordo di otto mezzi blindati ‘Lince’. Alle 20.05, ha proseguito il ministro – gli artificieri hanno fatto brillare uno degli ordigni, impiegando una carica di ‘basso ordine’ per neutralizzarlo. Subito dopo l’esplosione. “Alle 20.25 locali – ha spiegato infatti La Russa – il personale sul posto ha riportato alla sala operativa del comando italiano di Herat che, nel corso della successiva ricognizione sul luogo dell’intervento di bonifica, si verificava una violenta esplosione, le cui esatte cause sono in corso di accertamento, che investiva due militari del nucleo specializzato per la bonifica di ordigni esplosivi, determinandone il decesso”.

Ansa