Circumvesuviana, aperte tre inchieste su treno deragliato

Correva troppo il trenino della Circumvesuviana, secondo chi ci si è trovato dentro. Ora resta accartocciato su se stesso, lungo i binari sequestrati di Gianturco: ha deragliato dopo il tunnel, prima di arrivare a Napoli. I pochi che passano restano smarriti a guardare. E’ pesante il bilancio dell’incidente: Giuseppe Marotta, 71 anni, ha perduto entrambe le gambe e invocato aiuto prima di morire. E ci sono 58 feriti. Due molto gravi. Alle 20 però soltanto 9 restano ricoverati. Tre le inchieste: procede la magistratura, fa le sue verifiche l’azienda, e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha affidato i riscontri a una commissione, come spiega il sottosegretario Giuseppe Maria Reina sul posto.

In serata arriva il cordoglio di Giorgio Napolitano. Resta riservata la prognosi per un giovane di 25 anni in coma, nel reparto di Rianimazione del Loreto Mare, e per una donna di 53, che ha riportato un trauma cranico e toracico, al S. Giovanni Bosco. Illeso, invece, il conducente, Giancarlo Naso, 45 anni, in servizio da venti. In preda allo shock, è stato a sua volta soccorso. Agli inquirenti che lo hanno interrogato ha risposto di non ricordare nulla. Un passeggero ha sostenuto di averlo visto parlare al cellulare prima di quella curva, dove il treno è andato dritto, “per la tangente”, uscendo dai binari e continuando la sua corsa ‘fuori terra’. Il limite di velocità era 20 chilometri orari. Si è fatta l’ipotesi che avesse toccato addirittura i 40: prima ad avanzarla – riferendo l’esito di un confronto con l’assessore regionale Sergio Vetrella – il sindaco Rosa Russo Iervolino. “Non viene risparmiato nulla a questa povera città”, commenta anche il primo cittadino, giunta sul posto subito dopo la tragedia. Toccherà adesso alla scatola nera rivelare la verità sull’accaduto.

Quel trenino era partito da San Giorgio a Cremano e stava per arrivare a Napoli, intorno alle 11, quando il panico attraversa tutta la città. Via Marina, arteria di uscita dal capoluogo, diventa una pista da corsa per le ambulanze: il 118 ne invia 15. Tre ospedali vengono mobilitati. Alla fine 40 feriti saranno soccorsi al Loreto Mare, 8 al San Giovanni Bosco, 6 al Cto, 3 al Cardarelli. Sono agghiaccianti le testimonianze dei primi soccorritori, Claudio, Fabrizio, Umberto e Pietro. Lavorano a pochi metri come dipendenti della Car Blind. “Abbiamo sentito un boato e ci siamo precipitati qui. Abbiamo forzato le porte del treno e aiutato molte persone che si trovavano incastrate sotto i sedili – racconta uno di loro, Fabrizio Mirra -. L’anziano che non ce l’ha fatta era rimasto senza le gambe, sbalzato fuori dal treno, sul cemento. Era vivo quando siamo arrivati. Ci ha chiesto aiuto e gridava ‘non voglio morire…'”. Ora si aspetta la magistratura per fare chiarezza: l’inchiesta è coordinata dai pm Aurelio Galasso e Giuseppina Loreto della Procura di Napoli; indagano gli agenti dell’Upg e del commissariato di Vasto Arenaccia.

Il convoglio era nuovo, hanno spiegato Ciro Accetta, dell’Eav, holding proprietaria della ditta, e Arturo Borrelli, direttore operativo della Circum: “Faceva parte dei 26 nuovi mezzi arrivati da poco più di un anno nel parco macchine della azienda di trasporto”. A pochi metri c’é il cantiere della Metropolitana di Napoli, si fa notare alla dirigenza, ma la risposta è che quei lavori “non possono aver interferito in alcun modo”. “Né vi sono segni di dissesto fra i binari, e cedimenti strutturali”, aggiungono. Anche l’azienda, adesso, aspetta di sapere a che velocità corresse il treno.

Ansa