Colombia, il nuovo presidente Santos sarà diverso da Uribe?

A poche ore dall’inizio del nuovo governo colombiano, molti analisti sono convinti che la presidenza di Manuel Santos sarà tutt’altro che un Uribe III. Tutt’altro che una reincarnazione. Da quando ha vinto le presidenziali, sembra infatti aver accantonato il concetto di Sicurezza Democratica, tanto caro all’uribismo e presente in molti discorsi elettorali, per sostituirlo con quello di Accordo di Unità Nazionale e Terza Via. Un messaggio di apertura, dunque, che si allontana dalla Colombia chiusa in se stessa e tutta concentrata in giochi loschi e manovre oscure in nome dello status quo. A spiegarci i nuovi scenari è Simone Bruno, collaboratore storico di PeaceReporter, che da anni vive e lavora a Bogotà.

“La Tercera Vía è presente nella retorica di Santos da più di dieci anni. Si tratta della teoria del sociologo inglese Anthony Giddens, messa in pratica dal suo amico Tony Blair in Gran Bretagna. Dalla fine degli anni Novanta, Santos ha cominciato a scrivere in modo quasi ossessivo intere colonne sull’argomento, principalmente nell’intento di convincere il Partito Liberale, al quale apparteneva, che quello era il cammino da seguire”, spiega Bruno, sottolineando come tutto questo rientri in un’impostazione di centro-sinistra, molto lontana dalla matrice di destra incarnata da Uribe. “E per confutare ogni dubbio – aggiunge – in ogni intervista recente, il nuovo presidente ha voluto spiegare che il suo governo sarà la terza via e ha fatto suo lo slogan di Blair ‘il mercato fin dove è possibile, lo Stato fino dove è necessario”.

Secondo l’analista Álvaro Forero, queste dichiarazioni hanno un’importanza estrema, perché danno un contenuto alla Unità Nazionale. Anche la politologa Marcela Prieto Botero, direttrice esecutiva dell’Istituto di Scienze Politiche e direttrice della rivista Perspectiva, riconosce forti differenze fra i due presidenti e le racchiude in almeno tre mosse. “In primo luogo – spiega Simone Bruno – la politologa si riferisce alla nomina dei ministri, fra cui non compaiono persone vicine al vecchio presidente. Quindi il tema delle relazioni internazionali, dove si vede da un lato l’avvicinamento a Chávez e Correa e, dall’altro, le lunghe visite in Europa e America Latina che hanno dato respiro alla sua presidenza ancora prima che salisse a Palazzo Narino. Infine, il braccio teso verso le alte corti e il suo chiaro interesse nel ristabilire le relazioni dopo i drammatici scontri con l’Esecutivo di Uribe”. Prieto Botero è certa che la Colombia potrà contare sul “genuino rispetto che Santos ha dei principi propri dello Stato di diritto, come l’equilibrio e l’indipendenza fra i poteri pubblici”.

E a mandare chiari segnali di presa di distanza istantanea dall’uribismo sono almeno quattro personaggi chiave. María Ángela Holguín, nominata al ministero delle relazioni estere, è stato il primo nome che ha fatto infuriare i settori dell’uribismo estremo. “La nuova cancillier – racconta Bruno – oltre a mantenere fluido il rapporto interlocutorio con il governo venezuelano, venne nominata nel 2005 ambasciatrice colombiana all’Onu da Uribe, ma rinunciò al suo incarico in segno di protesta per l’assunzione di tre figli di politici alla sua ambasciata imposta da Uribe per uno scambio di favori. Cosa che puntualmente denunciò”.

Il nuovo ministro dell’Agricoltura, Camilo Restrepo, si è sempre contraddistinto, invece, per le sue aperte e virulente critiche di molte delle politiche dell’amministrazione uscente, specialmente nella gestione del ministero che ora va a dirigere. “Inoltre – riprende l’esperto di questioni colombiane – la storia di Restrepo rende credibile la promessa di Santos di intraprendere una reale politica di restituzione delle terre ai desplazados, che poi è uno dei punti più fortemente sponsorizzati del programma da realizzare nei primi cento giorni”. Restrepo dovrà ora lavorare con un altro uomo di Santos, Alejandro Reyes, autore, fra gli altri, del libro Guerreros campesinos, el despojo de la tierra en Colombia. Reyes è stato incaricato da Santos di preparare un progetto di legge che faciliti la restituzione degli 1,7 milioni di ettari strappati ai contadini dai gruppi armati.

In molti hanno rilevato che le nuove politiche agrarie, che non facevano parte della campagna di Santos, oggi sono invece centrali e potrebbero entrare in totale contrasto con gli interessi dei grandi proprietari terrieri difesi dal progetto di Uribe.

Germán Vargas Lleras, leader di Cambio Radical ed ex candidato alla presidenza, è il nuovo ministro dell’Interno, nonostante in un primo momento sembrasse destinato alla Difesa. “In quella occasione – precisa Bruno – persone vicine al presidente Uribe confessarono che se Santos avesse nominato Vargas Lleras come ministro della Difesa, l’ex presidente se ne sarebbe andato via dalla Colombia. Uribe ha insistito molto sul fatto che la sua sicurezza personale non sarebbe stata garantita con Lleras a capo delle Forze Militari”. Gli uribisti lo incolpano di aver contrastato il terzo mandato di Uribe e per averlo fatto hanno continuamente indebolito Cambio Radical fino al punto di cooptare i suoi eletti nelle file del partito della U.

Al suo posto, Rodrigo Rivera, ex pre-candidato liberale e fra i più ferventi sostenitori della ricandidatura di Alvaro Uribe, tanto che Uribe lo ha scelto quale suo uomo nell’entourage del nuovo presidente. “Secondo molti analisti – conclude Simone Bruno – con la nomina di Rivera alla Difesa, Santos annienta qualsiasi critica possa provenire dall’ex presidente riguardo il modo di gestire la Sicurezza democratica, visto che ora è nelle mani di un suo uomo di fiducia”.

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