FIAT / Mirafiori è degli impiegati, lo stabilimento riapre ma nessun operaio al lavoro: per loro ancora una settimana di cassa integrazione

FIAT – Lunedì riapriranno di cancelli di Mirafiori. Ma a tornare al lavoro nello stabilimento torinese della Fiat saranno solo gli impiegati. La produzione riprenderà il 6 settembre. Fino ad allora per gli oltre cinquemila operai ci sarà ancora la cassa integrazione. Lingotto naviga a vista con un mercato dell’auto non dà alcun segno di ripresa: – 32 per cento in Europa a luglio per tutti i brand del gruppo. Numeri che mettono i brividi.

Così restano le incertezze sul futuro di Mirafiori dopo la decisione di Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, di affidare allo stabilimento serbo di Kragujevac la produzione della nuova monovolume L0. Marchionne ha assicurato un futuro per l’impianto torinese anche se ancora non si sa quali saranno i nuovi modelli visto che a parte la MiTo, gli attuali (Idea, Musa, Multipla e vecchia Panda) sono entrati nella fase di esaurimento. Preoccupato il sindacato che – con la Fismic – ha chiesto anche ieri un confronto per “garantire continuità produttiva a Mirafiori”.

L’incertezza di Mirafiori si somma con quella del Giambattista Vico di Pomigliano, ormai stabilimento simbolo della Fiat dell’era Marchionne. Qui si gioca forse la partita più delicata. Dopo aver costituito la Newco (Fabbrica Italia Pomigliano), Marchionne ha chiesto alla Federmeccanica (l’associazione di categoria della Confindustria) di riscrivere entro il 20 ottobre le nuove regole contrattuali per l’industria dell’auto. O un vero e proprio nuovo contratto o una serie di deroghe (come già accade nella siderurgia) per le esigenze del settore automobilistico. È questa la strada – secondo Marchionne – che può poi garantire la piena applicazione dell’accordo di Pomigliano passato con il 63 per cento di voti favorevoli nel referendum tra i lavoratori. Per ridurre al minimo l’opposizione per via giudiziaria della Fiom, la Federmeccanica dovrebbe decidere nella prossima riunione del Direttivo convocato a Milano il 7 settembre, anche la disdetta dell’ultimo contratto nazionale firmato dai metalmeccanici della Cgil. Due mesi, dunque, nei quali si chiariranno diversi aspetti della nuova vertenza Fiat.
Per il 6 ottobre è atteso pure il secondo giudizio sul caso dei tre operai licenziati dalla Fiat a Melfi. Anche ieri i tre non sono entrati in fabbrica ma sono restati nel piazzale. I sindaci della zona si sono riuniti fuori dallo stabilimento e hanno chiesto all’azienda di reintegrare i lavoratori come deciso dal giudice.

Repubblica.it