CALCIO / Napoli, Paolo Cannavaro vuole le 200 presenze in A con i partenopei

CALCIO NAPOLI – CASTELVOLTURNO ( Caserta), 10 settembre – Le bandiere esistono: e fa niente, se per sventolare, c’è stato bisogno di andarsene in giro a farsi le ossa. Cen­tontrentanove partite di campionato, centocin­quantotto presenze in as­soluto: e quest’anno, se la normalità viene rispetta­ta, s’arriva a duecento Cannavaro, un uomo e una fede. I numeri non mentono e l’aritmetica – talvolta ­sa essere un’opinio­ne, condivi­sibile a pre­scindere: duecento partite con quella maglia addosso, ma l’avreste detto mai?

LA STORIA -Tutto comin­cia a la loggetta, tutto continua per le stradine che conducono a Socca­vo, e poi, di là, dritto con la schiena dove porta il destino, ch’è legato agli eventi. Si comincia con due presenze, che sono già emozioni: prima di cominciare a viaggiare, tra Parma e Verona, aspettando che un bel giorno…. Viveteci voi dafratelli d’un totem, con l’etichetta subdola e si­lente di chi ha goduto – di riflesso – di agevolazioni ereditarie. E invece, Cannavaro- 2, consuma la vendetta a modo suo: fatti, non parole. Ed en­trate decise, tackle co­raggiosi, spalle larghe per sopportare il carico di chi storce il muso o dà di gomito. Napoli è la Pa­tria e il figliol prodigo, un bel giorno, quando è in scadenza di contratto ed è libero di andarsene ovunque, oppure di starsene a Parma, rifà la valigia, destinazio­ne Paradi­so: la B, con la maglia azzurra è orgoglio, senso d’appar­tenenza, un’ambizione che si realizza. La pro­mozione in serie A, la qualificazione nell’Inter­toto, la fascia di capita­no, le responsabilità d’essere uno scugnizzo, persino qualche fischio ingeneroso nella tormen­ta d’un finale di campio­nato rovinoso: nella buo­na e nella cattiva sorte, l’atteggiamento misurato di chi sa essere leader, di chi vuol essere un esem­pio. «Questa è la mia Na­zionale». L’azzurro che resta incollato addosso, con chiunque: è titolare con Reja, è confermatis­simo da Donadoni, è il centrale di riferimento nel rilancio definitivo con Mazzarri, quando si spalancano – di nuovo – le porte dell’Europa, attra­verso un sesto posto cheha del miracoloso.

Fonte: Corrieredellosport.it