DISCORSO DI BERLUSCONI / Lega Nord, no a maggiori aiuti al Sud Italia: il federalismo non è in discussione

DISCORSO DI BERLUSCONI – Pollice verso del popolo leghista al discorso di Silvio Berlusconi. Gli ascoltatori di ‘Radio Padania’, che ha trasmesso in diretta l’intervento alla Camera del presidente del Consiglio, hanno espresso i loro malumori per un discorso “troppo sbilanciato verso le esigenze del sud”, come ha fatto notare Fabrizio Carcano, il conduttore del ‘Filo diretto’, andato in onda nel pomeriggio. “Ne ho piene le scatole di sentire un premier che dice falsita’ sul federalismo”, ha esordito al telefono, Nicola da Milano, “il federalismo deve fare il bene del Nord, non del sud, come ha detto Berlusconi”. “Vorrei – ha continuato – un premier che andasse in Parlamento e dicesse la verita’ sul federalismo, e cioe’ che deve servire per mettere fine al ladrocinio”.

Gli ha fatto eco un altro ascoltatore: “Da padano che lotta tutti i giorni, sono stanco di sentire tutte queste voci di incertezza: noi siamo padani e noi stiamo portando avanti la battaglia contro il potere centralista”. Sulla stessa linea Fernando da Busto Arsizio che rimprovera a Berlusconi di aver dedicato al sud uno dei cinque punti programmatici. “Perche’ tra i cinque punti – si chiede – non ce n’era uno chiamato Nord?”. Durante la trasmissione sono intervenuti anche due deputati leghisti, Maurizio Fugatti e Paolo Grimoldi, per spiegare la linea di votare la fiducia decisa dal partito. “Che un governo come il nostro, che ha ampia maggioranza nel Paese, stia a fare la compravendita dei parlamentari non e’ bello”, ha ammesso Fugatti, secondo cui, pero’, malgrado “i mal di pancia della Lega”, Berlusconi ha “dovuto” fare aperture “verso il mezzogiorno” per conquistare i voti degli ex Udc.

“Eventuali nuovi innesti non vanno a modificare il federalismo che interessa alla Lega”, ha assicurato Grimoldi, che, piu’ di tutti, teme “i pasdaran di Fini, i quali potrebbero fare l’asse con la sinistra” nei prossimi mesi. Ai leghisti in ascolto – come sottolinea Carcano – sembra “non fare piacere che i voti decisivi vadano a formazioni siciliane o comunque meridionali”. Ma la rabbia e’ diretta anche verso il presidente della Camera, Gianfranco Fini. “Gli elettori sono consapevoli, non vanno a sinistra, non mi agiterei tanto, ma i traditori verranno puntiti”, prevede Maria che chiama dal Piemonte. Per Andrea da Vergiate, nel Varesotto, e’ “scandaloso che Fini non abbia avuto ancora il coraggio di dare le dimissioni da presidente della Camera”. Infine, c’e’ Laura da Milano che propone una raccolta firme per indire un referendum su due punti. Introdurre un vincolo per impedire ai parlamentari di cambiare bandiera, e un obbligo di durata di cinque anni per qualsiasi governo. Tocca al conduttore stopparla e spiegarle che le sue sono richieste impossibili perche’ incostituzionali.

Fonte: Ansa