AHMADINEJAD IN LIBANO – C’è anche una top ten dei dieci miracoli pronti a verificarsi non appena toccherà il suolo del Paese dei Cedri. Fra questi figurano: la resurrezione di Ariel Sharon dal suo coma farmacologico; il colpo di stato messo in piedi contro la Repubblica islamica da Miss America, la libanese Rima Faqih, che accoltella il presidente a una cena di gala organizzata da Hezbollah; la riconversione degli omosessuali libanesi (nell’unico Paese arabo in cui le associazioni gay sono attive e combattive) all’eterosessualità. C’è chi scommette anche che l’aereo mancherà il piccolo aereoporto di Beirut e sarà costretto all’atterraggio a Damasco. O ancora, chi giura che resterà talmente affascinato dal rompicapo della diversità libanese da imporre diciannove diverse religioni anche in Iran.

Ma a parte tutti gli scherzi, la realtà è che in pochi sanno cosa attendersi dall’arrivo, oggi pomeriggio, del presidente Mahmoud Ahmadinejad in Libano. Un programma fitto, l’immancabile visita nel sud sciita, roccaforte di Hezbollah, dove l’Iran ha finanziato la ricostruzione di strade e infrastrutture, e l’imperdibile lectio magistralis, che stavolta si terrà – guarda un po’ – proprio all’Università Americana Libanese, in Hamrà, di fronte alla residenza del primo ministro Saad Hariri, leader della coalizione anti-iraniana al governo. La visita di quello che ormai l’uomo più discusso del mondo non ha mancato di sollevare minacce e polemiche. Israele, che col Libano è tuttora in guerra, ha cercato invano contatti diplomatici trasversali per convincere Beirut a negare l’ospitalità al presidente negazionista, mentre fra i jihadisti libanesi c’è già un gruppo che ha promesso di attentare alla vita di Mahmoud non appena metterà il piede a terra oggi.

Ma al di là del folklore, la visita del presidente pasdarn rischia di segnare un passaggio strategico nel giardino mediorientale di Washington. Fra i punti nevralgici della visita di Ahmadinejad, i libanesi sperano di veder figurare la questione energetica. Il paese è in ginocchio; la benzina ha uno dei costi più alti del medio oriente ma è soprattutto l’elettricità a mancare. Dalla guerra del 2006 mancano centrali e risorse per garantire la corrente più di 16, 20 ore al giorno e per questo sono in molti ad auspicare un accordo per aggiudicarsi un trattamento di favore sulle riserve iraniane. Accordo che si rivelerebbe un colpo basso per i due patroni del piccolo paese, ovvero Usa e Arabia Saudita. Ma non basta.

È dall’agosto scorso – da quando l’esercito libanese ha aperto il fuoco su una pattuglia israeliana sconfinata senza il permesso dell’Unifil – che gli Usa hanno messo in forse le forniture militari occidentali alle forze armate di Beirut. L’Iran si è subito fatto avanti per riempire gli arsenali, dopo un’esplicita richiesta da parte del presidente della repubblica Michel Suleyman.

A una pericolosa condizione: una passeggiata, fra oggi e domani, lungo il rovente confine fra Libano e Israele.

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