In Darfur quattro minori condannati a morte: una petizione per fermare l’esecuzione

IN DARFUR CONDANNA A MORTE PER QUATTRO MINORI – L’Italia cercherà di bloccare l’esecuzione. Ieri l’appello dei parlamentari italiani a Frattini ad intervenire contro le condanne.

Il 21 ottobre scorso il Tribunale Speciale del Darfur ha condannato a morte dieci presunti ribelli. Tra i condannati anche quattro bambini: Idriss Adam Abbaker, Ibrahim Shareef Youssif, Abdelrazig Daoud Abdessed, Abdallah Abdallah Daoud. Del quarto minore non è noto il nome. L’accusa per tutti è di far parte di uno dei gruppi ribelli del Darfur, il Movimento di Giustizia ed Uguaglianza, Jem, che dal 2003 si battono contro il governo di Khartoum. Le condanne emesse dal tribunale sudanese sono state formulate in base ad una presunta implicazione, dei dieci condannati a morte, in un attacco ad un convoglio militare sudanese nel Sud Darfur, attacco avvenuto nel maggio 2010. Anche se era palese che almeno cinque imputati sottoposti al giudizio del Tribunale erano poco più che bambini. La difesa ha dovuto chiedere alla corte che venisse effettuato un esame medico per stabilire se, almeno cinque di loro, erano minore di 18 anni. Nel Paese, come prevede il ‘Child Act’, un documento sottoscritto dal governo sudanese è proibita l’esecuzione di minori di 18 anni. Solo a due degli imputati, Idriss Adam Abbaker e Abdallah Abdallah Daoud, è stato però, fatto l’esame che comunque, come era palese, è risultato positivo. Però, solo Abbaker è stato dichiarato non condannabile alla pena capitale. Alla fine i minori condannati sono stati quattro insieme a sei adulti. Un giudizio sindacabile e giudicato iniquo da molti, tanto è vero che è stato presentato dagli avvocati della difesa, a nome degli imputati, anche un appello dalla Corte giudiziaria suprema sudanese. Nel corso del dibattimento non è stata acquisita alcuna prova certa che almeno i minori abbiano partecipato o meno all’attacco.

 La condanna di tutti gli imputati si basa solo su una loro presunta implicazione nell’atto di guerriglia. Italians for Darfur ha lanciato nei giorni scorsi una petizione per salvare, supportando di fatto l’azione intrapresa dai loro difensori, questi giovani, minori e non, condannati ingiustamente. Raccolte, in poco più di tre settimane, oltre 16mila firme. Secondo l’Ong è stato impedito agli avvocati della difesa di parlare con i rispettivi assistiti prima che fossero depositate le prova della loro colpevolezza. Inoltre, sia i difensori sia le famiglie hanno potuto incontrare i prigionieri solo per mezz’ora. Italians for Darfur ha anche denunciato che i quattro minori sono stati imprigionati nello stesso luogo di detenzione degli adulti e sono stati trattati e giudicati come tali.

 Tra i Paesi che si sono mobilitati per cercare di bloccare l’esecuzione anche l’Italia. Ieri l’appello dei parlamentari italiani al ministro degli Esteri, Franco Frattini ad intervenire contro le condanne a morte dei quattro minori in Darfur. Un appello di un gruppo di senatori, sia di centrodestra sia di centrosinistra, Giorgio Tonini, Mauro Del Vecchio, Roberto Della Seta, Barbara Contini, Salvo Fleres e Lorenzo Bodega. A condurre la cordata, il Presidente della Commissione diritti umani, il senatore Pietro Marcenaro. Il Ministro Frattini ha assicurato che attraverso i canali diplomatici l’Italia farà tutto il possibile per bloccare l’esecuzione. “Ho già dato disposizione alla nostra ambasciata in Sudan affinchè, pur nel rispetto della sovranità sudanese, faccia sentire forte la nostra voce contraria all’esecuzione e favorevole ad una commutazione della pena che tenga comunque conto della giovane età degli accusati”, ha spiegato il capo della diplomazia italiana aggiungendo che: “Condanniamo sempre e comunque la pena di morte che crediamo sia ancora pi crudele ed inumana quando colpisce dei bambini”.

Ferma la mano del boia, firma l’appello di Italians for Darfur su http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione/

Ferdinando Pelliccia