Caso Ruby: Maroni querela il pm dei minori di Milano Fiorillo per diffamazione

CASO RUBY MARONI QUERELA FIORILLO – MILANO, 11 NOV – È scontro aperto tra il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo e il ministro dell’interno Roberto Maroni sul caso Ruby. Con lei che attacca dicendo «insulta tutte le persone oneste» e che è «andato in parlamento a calpestare la verità» e a «tradire la Costituzione» e lui che replica annunciando querela per diffamazione. Tutto questo mentre il Csm ha trasmesso la lettera ricevuta dalla pm al Pg della Cassazione che ha già in corso verifiche sul caso. I toni dunque si sono alzati, dopo che già ieri la Fiorillo aveva contestato pubblicamente la ricostruzione del responsabile del Viminale ed aveva fatto ricorso al Consiglio superiore della magistratura chiedendo che venisse chiarita la discrepanza tra la sua ricostruzione e le dichiarazioni rese in Senato da Maroni su quanto accadde la notte tra il 27 e il 28 maggio, quando la giovane per un furto venne accompagnata in Questura. «Hanno aggirato le mie disposizioni», dice il pm a proposito dell’affidamento di Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti. Affidamento che «non ricordo di avere autorizzato», ha scritto anche nella relazione inviata al Csm, che ha trasmesso al pg della Cassazione la ‘praticà in quanto da più di una settimana ha avviato accertamenti sul caso. «Nelle relazioni (degli ispettori di polizia, ndr) – ha continuato il pm – non è mai stato fatto riferimento alle telefonate arrivate da Palazzo Chigi. E poi sono piene di contraddizioni. È chiaro: hanno dovuto imbastire un canovaccio per spiegare perchè io dicevo delle cose e loro ne hanno fatte altre. Non c’è mai scritto che il pm ha autorizzato e il verbale di affidamento non mi è mai arrivato». Insomma per Annamaria Fiorillo in via Fatebenefratelli «hanno dovuto barcamenarsi tra le disposizioni che avevo dato con insistenza e le istruzioni che ricevevano dai superiori». Poi parte il primo affondo al ministro dell’Interno: «sapevo benissimo che non c’era interesse ad approfondire questo aspetto della vicenda perchè il nostro paese è in un momento di difficoltà. Mi sono detta: ‘benissimo, lasciamo perderè. Ma Maroni è andato in Parlamento a calpestare la verità e questo non lo posso permettere». Il secondo affondo: «Ha insultato tutte le persone oneste, e tra le persone oneste ci metto tutti gli agenti di polizia con cui ho contatti continui e che dimostrano professionalità e dedizione». Il terzo: «Quando l’ho visto in televisione ho sentito sorgere in me l’indignazione, soprattutto quando citava a sostegno delle sue affermazioni un comunicato di Bruti Liberati. Siccome faccio parte anch’io della magistratura mi sono sentita complice di questo inganno verso i cittadini. Inganno perchè sono state dette bugie e le istituzioni non possono violare la legalità». Parole, queste, che hanno provocato la reazione di Maroni che ha già dato mandato ai suoi legali di prodecere nei confronti del pm minorile considerando le dichiarazioni «diffamatorie». Dal Viminale hanno fatto notare che la ricostruzione di ieri del ministro alle Camere è anche contenuta in un’ordinanza dello stesso Tribunale per i minorenni del capoluogo lombardo. «Quando uno èferito si difende – è la controreplica del pm – È divertente perchè già tutta la vicenda è paradossale e questa è la ciliegina sulla torta. Ma contemporaneamente è utile – precisa – perchè finalmente in veste di indagato potrò dire quello che fino ad ora non ho potuto dire. E rinuncio anche all’avvocato». E in questo che pare un incontro di boxe, oggi è intervenuto ancora il mondo della politica. Come l’eurodeputato dell’Idv Luigi De Magistris: «Come nelle rapine e nei furti Maroni si sta comportando non come ministro dell’Interno ma come ‘palò del premier, lo stesso che ha evidentemente tentato di condizionare l’operato della Questura di Milano». E mentre Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl, chiede che Palazzo dei Marescialli apra una pratica a tutela nei confronti del procuratore Bruti Liberati, il consigliere laico del Csm Filiberto Palumbo (Pdl) ha spiegato che è «condivisibile» la scelta del Comitato di presidenza del Csm di trasmettere la lettera del pm Fiorillo procuratore generale della Cassazione: «così la vicenda si incanala nei giusti ranghi della giurisdizionè». Anche l’ex fotografo dei vip Fabrizio Corona, in una pausa del processo di secondo grado per presunti fotoricatti, è intervenuto oggi sul caso Ruby: «Certo che ci sono le fotografie delle feste ad Arcore, ma non c’è nessun giornale che le avrebbe mai pubblicate, nè ci sono agenzie che le avrebbero proposte, perchè nessun direttore ha il coraggio di pubblicarle, perchè in Italia non c’è una vera libertà di stampa. Inoltre, – ha concluso – quelle foto sono scattate in un ambiente privato e quindi per legge non sono pubblicabili».

Ansa