Olocausto, rapporto scandalo: negli Usa la Cia protesse decine di nazisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:11

USA, RAPPORTO SCANDALO: LA CIA PROTESSE NAZISTI – Dopo la seconda guerra mondiale la Cia offrì “porti sicuri” a decine di nazisti fuggiti dalla Germania. Sono le conclusione cui è giunto un rapporto di 600 pagine preparato dal Dipartimento di Giustizia, pronto dal 2006 ma tenuto sotto chiave fino adesso, e che è stato ora rilevato dal New York Times. Conclusioni davvero sconcertanti che non mancheranno di suscitare roventi polemiche negli Stati Uniti. Il rapporto si basa anche su quanto scoperto negli anni dall’Office for Special Investigations (Osi) creato nel 1979 dallo stesso Dipartimento di Giustizia su ispirazione del celebre ‘cacciatore di nazisti’ Simon Wiesenthal. Nel rapporto viene descritto quello che viene definita “la collaborazione del governo con i persecutori”. Il documento afferma che l’Osi aveva appreso che ad alcuni nazisti “era stato in effetti consentito, consapevolmente, l’ingresso” negli Stati Uniti, sebbene il governo Usa di allora fosse a conoscenza del loro passato nazista. “L’America, che si era vantata di essere un porto sicuro per i perseguitati divenne, in qualche misura, anche un porto sicuro per i persecutori” tuona senza mezzi termini il rapporto. Nel documento si legge, ad esempio la storia di Otto von Bolschwing, uno stretto collaboratore di Adolph Eichmann che aiutò a preparare i primi piani per “ripulire la Germania dagli ebrei”. Lo stesso von Bolschwing, si apprende dal rapporto, nel 1954 fu aiutato dalla Cia a entrare negli Usa, l’ex nazista collaborò poi con l’agenzia. Il rapporto del dipartimento di Giustizia cita note in cui funzionari Cia si chiedevano cosa fare nel caso fosse stato scoperto il suo passato, se negarlo tout court o sminuirlo “sulla base di circostanze attenuanti”. Solo nel 1981 l’Osi scoprì la vicenda e cercò di espellere von Bolschwing, che però morì lo stesso anno a 72 anni. -Un altro caso è quello di Arthur Rudolph, uno scienziato nazista che guidò la fabbrica di munizioni di Mittelwerk, nota per un ampio e brutale utilizzo di ‘schiavi’ (per lo più ebrei e prigionieri di guerra). Rudolph fu portato negli Stati Uniti nel 1945 per le sue conoscenze in materia di razzi, nell’ambito dell«Operation Paperclip’, un programma Usa che reclutava scienziati di punta che avevano lavorato nella Germania Nazista. Rudolph fu insignito dalla Nasa e considerato il padre del razzo Saturn V. Nel rapporto si citano delle note del 1949 del numero due del Dipartimento di Giustizia in cui si esortavano i funzionari dell’immigrazione a permettere a Rudolph a fare ritorno nel paese dal Messico dove si era recato. Non farlo, avvertiva l’alto funzionario, “sarebbe un danno per gli interessi nazionali”. Solo nel 1983 l’Osi impose l’espulsione di Rudolph, eppure ancora in quell’anno vari funzionari della Cia cercarono di imporsi. L’Osi argomentò che la sua espulsione era un’affermazione “della profondità dell’impegno del governo nel programma di perseguimento dei nazisti”. Non basta. Il rapporto ammette che lo stesso Dipartimento di Giustizia cercò di nascondere che funzionari del governo erano acconoscenza di nazisti nel paese. È il caso, ad esempio di Tscherim Soobzokov, un ex soldato delle Waffen SS. Il rapporto dichiara senza mezzi termini che inquirenti del Dipartimento avevano falsificato i fatti, sostenendo che in base a controlli su dossier Cia e Fbi non vi era alcuna informazione del suo passato. Invece, si legge nel rapporto, il Dipartimento di Giustizia “sapeva che Soobzokov aveva informato la Cia delle sue connessioni dopo esser arrivato negli Stati Uniti”.

Fonte: Adnkronos