Repubblica: Berlusconi attacca Fini e Casini: “Il 14 dicembre avremo la fiducia”

BERLUSCONI ATTACCA FINI E CASINI – «Fini e Casini vogliono farmi fuori per spartirsi il Quirinale e Palazzo Chigi». È sempre più intenso il cannoneggiamento da campagna elettorale al quale Silvio Berlusconi sottopone i leader di Fli e Udc. In mattinata il premier incontra le parti sociali per presentare il piano per il Sud e davanti a industriali e sindacati non rinuncia all´autopromozione. Annuncia che tra oggi e martedì saranno approvati altri due dei cinque punti sui quali si era impegnato a settembre (Mezzogiorno e giustizia) e si bea dei «grandi risultati in politica estera» raggiunti dal suo esecutivo. «Megalomania che lo copre di ridicolo», ribatte a distanza il responsabile esteri del Pd Piero Fassino. Ma il premier continua a coltivare l´immagine pre-elettorale dell´uomo del fare e decide di tornare a Napoli (oggi pomeriggio) per l´intramontabile emergenza rifiuti.

Berlusconi ribadisce che il 14 dicembre – giorno del referendum parlamentare sul suo futuro – conta di avere «una buona fiducia, oltre quota 316 (sbarramento per la maggioranza alla Camera, ndr), altrimenti andremo al Colle per nuove elezioni». D´altra parte, attacca, «chi ha creato questa condizione sappia che in piena crisi è da irresponsabili – anzi da criminali – andare alle elezioni». Responsabilità dunque scaricata su Fini. Poi alla nuova numero uno della Cgil Susanna Camusso dice «complimenti, tanto più cattiva della Bindi non potrà essere». Ripete che Ballarò «mistifica» ma meno male che «non guardo la tv». «Non sembrerebbe», risponde la Camusso alludendo alla telefonata di martedì al programma di Floris. E lui: «Guardavo il Milan, ma prometto di non cambiare più canale nell´intervallo».

Nel pomeriggio, dentro un Palazzo Grazioli isolato dal resto della città per proteggerlo dalle manifestazioni studentesche, riceve i vertici del Pdl. «Mi raccontano – arringa i suoi – che la condizione di Fini per un´intesa è farmi da parte. Fini e Casini vorrebbero garanzie dal notaio in modo che il primo diventi Presidente della Repubblica e il secondo premier…». Ma questo «non avverrà», assicura. D´altra parte i finiani sono «smarriti, hanno paura di andare a schiantarsi» e il terzo polo «riporterebbe l´Italia indietro di 40 anni». Quindi si aggrappa a Bossi: «Con lui c´è un patto di ferro». Lo stesso Bossi si dice certo che Berlusconi la «fiducia l´avrà», anche grazie alla sinistra «che ha paura del voto», ma «se poi continueremo ad andare sotto ci sono solo le elezioni». A chi chiede di spiegare i crolli della maggioranza alla Camera (ieri ancora battuta sull´università) risponde: «Spero le urne siano più vicine, è un momento difficile». […]Dal canto suo Casini risponde che Berlusconi «è confuso, a giorni alterni cambia opinione» e ribadisce che «si deve dimettere» per trattare con l´Udc. Anche per lui si deve evitare il voto in piena crisi: meglio un «governo di armistizio».

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