Pagina Facebook manda in crisi Amazon: boicottaggio per aver scaricato Wikileaks

PAGINA FACEBOOK MANDA IN CRISI AMAZON – È bastata una manciata di ore per far capire ad Amazon che la decisione di `staccare la spina´ a Wikileaks potrebbe costargli qualche milione di dollari. Mercoledì pomeriggio, il gigante statunitense del commercio elettronico ha cacciato il sito di Julian Assange costringendolo ad ore di oscurità prima che Wikileaks trovasse un rimedio, `emigrando´ in Svizzera. Solo poche ore dopo, su Facebook è stata pubblicata una pagina dal titolo inequivocabile: «Boicottiamo Amazon per aver scaricato Wikileaks». La pagina è stata letteralmente invasa dagli utenti. In poco meno di due giorni sono quasi 6mila le persone di ogni età, genere e origine che hanno mostrato la propria adesione. E molti di loro, senza troppi giri di parole, hanno seguito l’idea iniziale pubblicata sul web: «Chiamare Amazon.com e cancellare il proprio account».

Oggi, la frangia nemica della società di affitto-server ha guadagnato un elemento di spicco. Daniel Ellsberg, l’uomo dei `Petagon papers´, la più clamorosa fuga di notizie militari nella storia, ai tempi della guerra del Vietnam, in una lettera aperta pubblicata sul sito www.antiwar.com si è detto «disgustato dalla codardia e dal servilismo» di Amazon per «l’inaspettata» cacciata di Wikileaks «di fronte alle minacce del senatore Joe Liberman edi altri membri repubblicani del Congresso». «Per diversi anni, ho speso più di 100 euro al mese in libri nuovi e usati su Amazon. Ora è finita», ha tuonato Ellsberg, invitando chiunque «a incoraggiare i loro contatti a fare ugualmente e far sapere ad Amazon esattamente perche sposteranno i loro affari».

L’invito di Ellsberg certamente non resterà inascoltato. Su Facebook decine di utenti hanno già annunciato il loro addio ad Amazon. «Fatto, account rimosso», scrivono tra numerosi punti esclamativi. «Grazie a Wikileaks per aver fatto conoscere al mondo la verità sul genocidio dei Tamil», aggiunge un giovane cingalese. «Amazon ha dimostrato che il tuo account è solo merce degli altri», sentenzia un americano. In cima alla pagina, una foto con in primo piano un volto con gli occhi coperti da una benda a stelle e strisce dà il senso all’iniziativa. Del resto Amazon, solo oggi, ha motivato il suo gesto.

La fondazione di Assange violava «numerosi punti» del regolamento seguito dalla società. Per esempio l’utente deve «garantire di essere in possesso o di avere il controllo di tutti i diritti dei contenuti» pubblicati, e che «l’utilizzo dei contenuti forniti non violi il regolamento e non sia causa di danni a persone o entità. E non è il caso di Wikileaks», ha reso noto Amazon. Ma la spiegazione probabilmente non convincerà Assange e i suoi collaboratori che già ieri aveva `consigliato´ la società a «smettere di vendere libri se si sente così a disagio con il primo emendamento», quello cioè che garantisce libertà di parole stampa. E, se il boicottaggio continuerà su questi livelli, l’invito di Assange suona quasi come un’infausta previsione.

Fonte: IlSecoloxix.it