Repubblica: Le indagini sulla scomparsa di Yara ripartono da zero, a Brembate torna la paura del mostro

INDAGINI SULLA SCOMPARSA DI YARA – Un rompicapo, e oggi riparte da zero. Carabinieri, poliziotti e il pm Letizia Ruggeri non mollano mai, e nemmeno questo è retorica: Yara, Yara di tredici anni scomparsa all´improvviso, e senza un perché, senza un come, senza un chi, li sta inchiodando a un lavoro senza pause, alla gestione di una fortissima angoscia, alla difficoltà come pane quotidiano. «L´assenza di indizi è reale», ci viene detto. Testimoni dubbi e piste che una volta verificate sono sbagliate hanno portato gli investigatori nella nebbia. Ora, la prossima mossa delle ricerche, dopo lo svuotamento di un laghetto ieri, sarà far diminuire la portata del fiume Brembo, per controllare argini e fondali. E la prossima mossa delle indagini?

Il 26 settembre a Brembate Sopra, la sera della scomparsa di Yara Gambirasio, è stato letto centinaia di volte. Una di queste riletture portava sotto i riflettori il giovane marocchino Mohamed Fikri. La verità vera ha un duplice segno.

C´era un´intercettazione telefonica, «Allah mi perdoni», ma nasceva da «un fraintendimento» della traduzione: la traduzione era stata portata alla pm, ma non era quella giusta. Di più: il viaggio del giovane verso Tangeri obbligava (il codice parla di «pericolo di fuga») all´intervento i carabinieri, non ci si poteva permettere di lasciare andare un sospetto. «Se non ci fosse stato il viaggio, avremmo lavorato con maggiore calma», ammettono i militari. E se tutto fosse rimasto segreto, il giovane operaio sarebbe entrato e uscito senza clamori dall´inchiesta: invece tutti i «se» sono andati fuori posto e M.F. si è ritrovato a incarnare per qualche ora (com´era successo con Azouz, nella cosiddetta «strage di Erba») l´assassino del paese, lasciando però nell´incredulità chiunque lo conoscesse. Compreso il datore di lavoro, veneto, che si è precipitato dai carabinieri: per dire che erano stati insieme tutto il giorno, anche «quella sera», e che si tratta di un «bravo lavoratore».

«Ah, stanno rilasciando il marocchino? E allora chi è stato a portar via Yara? Se non è stato lui vuol dire che il mostro è ancora qui tra noi», dice un papà, uscendo dalla piscina. Era facile per qualcuno mostrare i cartelli razzisti contro i marocchini, avere già un parafulmine, meglio se con la faccia scura. E ora? «Mio figlio mi chiede se può ancora uscire da solo», aggiunge una mamma in montone beige. «Una volta c´erano gli anarchici, a prendersi la colpa di tutto, adesso ci sono gli stranieri», brontola un signore elegante, e aggiunge: «Se non sanno niente, può essere stato chiunque».

Quello che la procura di Bergamo ha escluso, indagando su Yara e sul suo mondo, sono tre circostanze: la fuga, il suicidio, il sequestro a scopo d´estorsione. Il resto non può (umanamente, giuridicamente, filosoficamente) escluderlo nessuno. Perciò, esclusa soltanto quella che i criminologi chiamano «autodeterminazione», resta la statistica. La statistica snocciola numeri che sono tragedie: dice che quando una ragazzina scompare, il movente sessuale c´entra nella maggioranza dei casi, e «di norma» il maniaco non colpisce a caso, ma per una «conoscenza». Un estraneo, aggiungono in caserma, avrebbe dato maggiormente nell´occhio, davanti alle piscine e alle palestre, invece «nessuno ha visto niente».

Molti considerano Brembate di Sopra una tipica provincia, dove ci si conosce bene. Così non sembra al cronista: sono pochi a dire di conoscere Yara, campioncina locale, figurarsi se notano un estraneo.

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