Repubblica: Sesso e mafia: boss Lo Piccolo inviava pizzini erotici agli uomini del clan

SESSO E MAFIA – Fra la contabilità del pizzo e l´ordine di nuovi attentati dispensava consigli erotici ai suoi picciotti. «Adoratissimo amicone del mio cuore – scriveva Sandro Lo Piccolo, trentaduenne erede del potente clan di Tommaso Natale – mi appresto con gioia a rispondere alla tua del 20 settembre. Le avventure erotiche, come tu osi chiamarle, sono una filosofia… o è solamente una filosofia quella di lingua e dito, che tutti quelli come te vi ci rifugiate?». Il giovane padrino sentenziava: «Bello mio, la donna preferisce altro». E descriveva il concetto con un neologismo: «Acciaioso». Così proseguiva: «Mi dispiacerebbe tanto se tu le lasciassi insoddisfatte. Io sono qui». Se non fosse per il seguito della lettera, infarcita di ordini per mettere a posto estorsioni e appalti, sembrerebbero le parole di un giovanotto come tanti, in un vortice di luoghi comuni.

«Caro porcellone, leggo che scopi alla grande». Lo Piccolo proseguiva la costruzione del suo improvvisato discorso sulla «filosofia» delle avventure erotiche in un altro pizzino: «Tutto Buono e Benedetto. Solo io non scopo più. Divertiti e non ne lasciare nessuna. Caro fratellino, ti mando di tutto cuore un´infinità di abbracci e baci. Inoltre un bacetto l´uno per i tuoi figli». Sono alcuni frammenti degli ultimi pizzini che la Scientifica è riuscita a ricostruire esaminando il nastro della macchina per scrivere trovata nel covo di Sandro e del padre Salvatore. Dieci pagine che lunedì hanno consentito l´ultimo blitz della squadra mobile contro altri 63 fedelissimi dei boss di Tommaso Natale.

[…]Intanto, le sue fidanzate gli recapitavano messaggi. «Continui a rubarmi l´amore», scriveva una ragazza a Lo Piccolo. E un´altra: «Ti giuro che non faccio nulla per mettermi in mostra, al lavoro vado con jeans e scarpe da tennis. Ma ho diversi colleghi che mi fanno il filo, uno ha perso la testa. Però non preoccuparti». Anche il primo amore gli scriveva: «La mia vita è stata un calvario da quando me ne sono andata per dimenticarti, sposandomi con uno che non amavo». Lui rispondeva: «Ti amo. Vedi? Disgraziata, sei riuscita a farmi sbottonare». Poi si compiaceva: «Sento che hai sulla spalla un tatuaggio con la S». E si preoccupava ancora della sua immagine: «Perdo molto in quella foto che mettono sui giornali». Alla fine, al giovane mafioso riaffiorò solo un ricordo: «Ci pensi quando a Monte Pellegrino quel figlio di puttana di maniaco si è scaraventato addosso per abusare di te? Pur essendo piccolo glieli ho dati quattro cazzotti. Cornuto e carabiniere, che se lo incocciavo il pomeriggio era la fine per lui. Io ho sempre in visione la tua immagine impaurita». Sono le parole di un giovane che a 20 anni aveva già ucciso due volte.

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