Repubblica: Referendum in Sudan: la secessione è traghettata da Obama, ong, star di Hollywood e campioni dell’Nba

REFERENDUM IN SUDAN – Molti non hanno chiuso occhio per tutta la notte. Altri si sono alzati quando faceva ancora buio. Altri ancora, a piedi, a dorso d´asino, scendendo il Nilo a bordo di piroghe colme di fagotti e persone, hanno navigato per tre giorni. Nessuno, tra i quattro milioni di persone che popolano il sud del Sudan, ha voluto mancare un appuntamento che considerano a ragione storico.

È stato un successo la prima giornata del referendum che deciderà la divisione o l´unità del più grande Stato africano. Avvolti da un´aria di festa, quasi frastornati dall´idea di poter esercitare un diritto sempre negato, decine di migliaia di donne e uomini si sono riversati nei distretti principali della regione e hanno atteso pazientemente in fila di votare. A Juba, si è espressa la maggioranza degli elettori. Tra i primi il presidente della regione, Salva Kiir, dirigente del Sudan people´s liberation Mouvement/Army (Splm/A), la formazione guerrigliera africana e animista che si è sempre battuta per la secessione dal nord arabo e musulmano.

Non è stato casuale che Kiir abbia deposto la sua scheda nel seggio istituito all´interno del mausoleo dove riposano le spoglie del padre del Sud Sudan: il fondatore del Splm, John Garang, morto in un incidente di elicottero poche ore dopo aver firmato gli accordi di pace nel 2005 con Omar Hasan al Bashir. Un atto simbolico che lo stesso presidente ha sottolineato all´uscita dal seggio: «Oggi finalmente facciamo ciò per cui John e tanti altri sono morti. Vogliamo dire loro che non sono morti invano». Kiir era affiancato dal senatore americano John Kerry, dall´emissario statunitense nella regione Scott Gration, dall´attore George Clooney, impegnato in un grande progetto per l´Africa assieme a Matt Damon e altre star di Hollywood. Non si vota solo al sud. Nel nord si sono iscritte al referendum 115 mila persone. Ma le operazioni si svolgono in un´atmosfera diversa. Chi si è recato ai seggi lo ha fatto con tono dimesso, sotto lo sguardo severo, spesso di rimprovero, degli arabi contrari ad un Sudan diviso.

Nazioni unite e osservatori internazionali sono soddisfatti. La macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione. Non ci sono stati incidenti gravi, provocazioni. Il rischio vero è lungo i territori contesi dove ci sono i giacimenti di petrolio. Anche ieri, come alla vigilia, ci sono stati degli scontri nell´enclave strategica di Abyei, proprio al confine tra sud e nord Sudan. È una zona ricca di petrolio ma è anche terra di pascolo e di coltivazioni. Un gruppo di nomadi arabi delle tribù Misseriya ha invaso con le sue mandrie i terreni dei Ngok Dinka che sono contadini. C´è stata una sparatoria e sono morte otto persone. Gli scontri sono durati quattro ore e l´esercito del sud ha dovuto penare prima di avere ragione dei nomadi arabi tra i quali, sembra, ci fossero anche soldati di Khartoum.

Le operazioni di voto si concluderanno il 15 gennaio. Basta la maggioranza per vincere; ma il referendum avrà valore se si sarà recato alle urne almeno il 60 per cento degli iscritti. La parte più difficile verrà dopo. È la prima, vera sfida africana per il presidente Obama. Si tratterà per il petrolio, per le terre, per i confini, per l´acqua.

Si dovrà mettere in moto un´economia povera e senza infrastrutture. Ma il sogno di un Sudan del Sud mobilita idee, forze, denari. I grandi giocatori dell´Nba, quasi tutti giganti che provengono da questa regione esclusa dal mondo, si sono mobilitati. Eroi del basket statunitense che ora vogliono tornare a casa per investire in un paese che non esisteva.

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