Repubblica: Wikileaks Napoli: le mafie del Sud Italia scoraggiano investimenti Usa, la camorra importa cibi tossici

WIKILEAKS NAPOLI CAMORRA – La camorra in tavola spaventa gli americani. Le cosche fanno affari con «importazioni a basso costo» che introducono nel nostro Paese «dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato da batterio escherichia coli», scrive in un dispaccio del giugno 2008 l´allora console generale Usa a Napoli J. Patrick Truhn. Il cable è stato diffuso da WikiLeaks. Il diplomatico elogia l´autore di Gomorra, Roberto Saviano, considerato «una bussola per la lotta alla mafia», e indica genericamente come fonte un «comandante dei carabinieri». Nel dispaccio si parla anche dei panifici gestiti dalla camorra dove il pane verrebbe cucinato con sostanze tossiche e di fabbriche illegali che nel Casertano «fanno mozzarella con latte boliviano».

Ma la diplomazia statunitense appare allarmata anche dagli effetti sull´economia determinati dalla presenza delle mafie nel Mezzogiorno. «Nonostante le imprese americane stabilite nel Sud non si siano lamentate, con il consolato generale di Napoli, della criminalità organizzata – si legge ancora in un dispaccio diffuso dal sito di Julian Assange – innumerevoli potenziali investitori hanno espresso al nostro ufficio commerciale una certa riluttanza a investire per paura della mafia». E poi la nota aggiunge: «Nel Sud d´Italia ci sono pochi grandi investimenti americani rispetto al resto Paese. Alla fine, i costi della criminalità organizzata vengono avvertiti, direttamente o indirettamente, da quasi ogni cittadino italiano».

Sono indiscrezioni che hanno rinfocolato la polemica accesa dalle note rilanciate mercoledì dal sito di Julian Assange, dove venivano espresse riserve dalla diplomazia americana sul contrasto alla mafia da parte dei politici italiani. Giudizio sui quali il ministro dell´Interno Roberto Maroni taglia corto: «Non commento i commenti e preferisco rispondere con i fatti», mentre il sottosegretario Alfredo Mantovano afferma: «Senza entrare in polemica con note risalenti a più di due anni fa relative alla diplomazia di un´altra nazione, sarei lieto di conoscere cosa oggi il console Usa a Napoli scrive ai suoi superiori a proposito del lavoro di contrasto alla camorra svolto negli ultimi due anni a pochi chilometri dalla sua residenza, in provincia di Caserta e nell´intera area campana». Orgogliosa la replica del capo della polizia, Antonio Manganelli: «Negli ultimi anni abbiamo ottenuto risultati superiori a quelli di qualsiasi altro paese nel mondo».

Sui cibi avvelenati, la procura di Napoli frena: «Da nessuna indagine in corso – afferma il procuratore Giandomenico Lepore – risulta che clan camorristici abbiano importato mele ai pesticidi dalla Moldova e sale contaminato dal Marocco. Non so da dove l´ex console Truhn abbia attinto queste notizie, mi sembrano giornalistiche più che giudiziarie», rileva Lepore. Il magistrato conferma invece che «il problema della panificazione esiste e da tempo siamo impegnati a contrastarlo – spiega – ma sarebbe un errore ritenere che tutti i forni abusivi siano controllati dalla camorra».

Sottolinea il procuratore aggiunto Cafiero de Raho: «Nel Casertano sono emersi casi di aziende attive nel settore caseario che sono risultate legate o comunque condizionate dalle organizzazioni camorristiche, così anche nel caso del mercato del latte. Non possiamo parlare di prodotti avvelenati ma, più correttamente, adulterati perché con caratteristiche diverse da quelle prescritte dalle norme». Sui prodotti garantisce l´assessore regionale Vito Amendolara, che ha scritto al consolato «per invitarlo a verificare con me, sulla base dei risultati, degli esami e dei controlli quotidiani il livello effettivo di sicurezza alimentare presente in Campania».

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