Stato vegetativo: nel 40% dei casi diagnosi sbagliata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:17
Stato vegetativo

40% DIAGNOSI STATI VEGETATIVI SONO SBAGLIATE – In oltre il 40% dei casi di stato vegetativo vengono commessi errori di valutazione clinica da parte dei medici.
“Le ragioni possono essere molte, dai disturbi dell’apparato oculare dei malati, che non rispondono quindi alle sollecitazioni visive dei medici, ai danni dell’apparato locomotore, che allo stesso modo impediscono una corretta diagnosi. Diagnosi che va quindi verificata nel tempo”.
A ricordarlo è stato Alberto Zangrillo, direttore dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione cardio-toraco-vascolare all’Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, in occasione della I Giornata nazionale sugli stati vegetativi, che si è tenuta oggi a Roma.
Proprio in funzione dei possibili errori diagnostici quando si ha di fronte un paziente del genere, c’è chi propone di chiamare lo ‘stato vegetativo permanente’ con un diverso nome.
“Abbiamo creato una task force di 15 studiosi europei sul tema – ha detto Giuliano Dolce, direttore scientifico della clinica Sant’Anna di Crotone e uno dei massimi esperti in materia nel nostro Paese – e proponiamo di chiamare questa condizione ‘sindrome della veglia aresponsiva’. Questi pazienti sono infatti svegli, ma non si relazionano con il mondo esterno”.
“Bisogna tenere conto – ha aggiunto – che l’80% dei pazienti che subiscono un trauma, ad esempio in seguito a un incidente stradale, riacquista un’attività di coscienza. Di questi, il 60% recupera molto bene: la metà torna a una vita normale, l’altra metà anche, ma con qualche problema in più. Solo una piccola parte rimane in quello che viene chiamato stato vegetativo permanente”.
“Attraverso vari studi, con diverse metodiche, ad esempio in cui ai pazienti in coma viene fatta ascoltare della musica, oppure la mamma sussurra parole legate a esperienze di vita personali – ha aggiunto Dolci – abbiamo evidenziato che tutti sono in grado di elaborare gli stessi correlati fisici delle emozioni delle persone sane”. Infine, sul tema del testamento biologico, Dolci ribadisce: “nutrizione e idratazione artificiali non sono accanimento terapeutico: chiunque, se non beve da due giorni, si attaccherebbe alla bottiglia d’acqua, anche se aveva assicurato che non l’avrebbe fatto. Questi malati vanno tenuti in vita”.

Fonte: Adnkronos