MOTOGP JEREZ 2011 – Bella e matta, è stata una corsa che la lite Stoner Rossi non deve fare dimenticare. Condizionata dall’acqua, che rimescola i valori e genera sana confusione, ha illuso tanti cavalli prima di premiare quello di razza e con una qualità ormai chiara: la testa. Davanti al suo re, Juan Carlos, Jorge Lorenzo vince sullo stoico Pedrosa (si opera oggi alla spalla sinistra) e il redivivo ducatista Hayden, non solo perché è bravo ma perché ormai ragiona più di tutti. Ebbene, Jorge non ha tremato mai, esercitando da fenomeno l’arte della pazienza: «Senza le cadute di Stoner e Rossi magari non avrei vinto, ma ciò che contava era stare in piedi. L’aspetto mentale è fondamentale: quando pensi di essere capace di fare qualcosa allora lo puoi fare». Ecco così una bella morale per il fuggitivo della Moto-Gp (9 punti su Pedrosa, 20 su Stoner, 25 su Rossi): anche a 300 all’ora lo Zen può più della pazzia. Quella, casomai, si riserva per il dopogara, quando Jorge si è nuovamente buttato nel laghetto del circuito. A differenza dell’anno scorso, lo ha fatto senza casco, evitando il rischio di annegare. Anche questo è crescere. Tra gli altri caduti di Jerez (Spies da 2 ° e Edwards da 3 ° ) c’è pure Simoncelli, che al 12 ° giro viaggiava verso il suo primo successo in MotoGp con 2 secondi e mezzo su Lorenzo. A un certo punto lui e Valentino hanno sognato il derby della Cava, ma è stata una breve illusione: «Mi si è chiusa davanti e poi mi è subito scivolata dietro. Un peccato, ma ho dimostrato che io ci sono» . Non ci sono, invece, gli addetti di pista che oltre a Stoner hanno fatto arrabbiare pure Sic: «Quando sono uscito non mi hanno dato il minimo aiuto. La mia Honda era ancora ok e forse se fossi ripartito avrei potuto rimediare» . Il problema dei marshal dilettanteschi esiste e forse la Commissione sicurezza dei piloti potrebbe risolverlo. Peccato che una linea comune sia difficile da trovare.

Corriere